Per uno scrittore, ci sono due forme serie di “impegno”. Primo, schivare populismo e dandysmo, ricordando che senza un rigore stilistico capace di aderire castamente al proprio oggetto si dicono cose false. Secondo, riflettere sulla falsa coscienza che il suo lavoro, come ogni attività sociale, inevitabilmente comporta. Chi stende arringhe su mafia, guerra o corruzione, ma non ci spiega qual è il suo posto e la sua parte di responsabilità nel mondo; chi finge che la Parola se ne giri “povera e sola”, e non ci lascia capire come lo condizionino i media che usa – costui è un tartufo.