Eravamo preparati su Adonis, poeta siriano-libanese (eppur cittadino del mondo, come si usava dire in tempi non globalizzati, per la sua incessante partecipazione ai festival internazionali). A ridosso della primavera araba avrebbe fatto la sua figura. Ed eravamo preparati su Haruki Murakami, bravo romanziere giapponese con una passione per il jazz e i Beatles, trascinato nei pronostici del Nobel grazie al terremoto e la catastrofe nucleare di Fukushima. Gli accademici di Svezia solitamente scelgono i premiati in base a ragionamenti politici, più che letterari.