Avevano cominciato a sfottere in anticipo, ogni giorno un po’ di più. Andò così. C’eravamo appena trasferiti dal vasto pianterreno e sottoscala della rue Christiani, metro Barbés, piena casbah, al Marais, quartiere di tendenza, in un ex parcheggio a forma di nave capovolta, più largo alla base che alla sommità, otto piani sfalsati collegati da una rampa elicoidale che arrivava fino a una terrazza da dove si vedeva Parigi a perdita d’occhio. Ci sentivamo re. Guarda i video del bar sport del Foglio