In gioventù fui operaista. Uno di quelli folgorati da Mario Tronti. Che non era un accademico, non stava lì a menarla ma sapeva andare dritto al punto. Uno così, che riusciva a vedere Lenin in Inghilterra e Marx a Detroit senza muoversi da Ferentillo, montarozzo fra Terni e Spoleto, cuore di Umbria, aveva il fascino di chi fa sogni terribili anche da sveglio. “Operai e capitale” fu il libro di formazione, letto, riletto, indecentemente sottolineato, di una generazione di militanti politici e sindacali.