Ha detto, per concludere, che ha guardato nell’abisso ed è diventato un mostro. Magari fosse. Il mostro vede il male dentro di sé, non intorno a sé. Nell’incipit letto da Toni Servillo con voce monotòna nello studio televisivo di Fabio Fazio, Saviano vede invece il male degli altri, si fa voce narrante della diffidenza sociale e della vigilanza generalizzata, crede che chiunque gli stia accanto usi cocaina, se non è lui è suo padre e se non è suo padre è sua madre e se non è il fratello è il figlio e via così, il capoufficio, la segretaria, il camionista, l’infermiera, l’imbianchino, il poliziotto, l’operatrice di call center e financo il prete: fino alla conclusione, metaforica e degna del migliore Ingroia che siccome non puoi non sapere, se dici di non sapere o menti oppure anche tu fai uso di cocaina.