Nella valle della paura, lo scombicchierato romanzo luddista del conflitto sociale sorto intorno ai cantieri della Tav rischia ormai da tempo di trasformarsi in qualcosa più drammatico, e il “macabro epilogo” è in agguato nei boschi della Val di Susa. E infatti sia gli inquirenti, guidati dal procuratore generale di Torino Giancarlo Caselli, sia alcuni attivisti No Tav dell’area non violenta sono giunti alla medesima conclusione: “Presto ci potrebbe scappare il morto”, dicono al Foglio da entrambi i fronti. Ormai non passa giorno che non vi sia un atto di violenza, in una situazione di vera guerriglia, o di terrorsismo diffuso a bassa intensità.