“Le magnifiche sorti e progressive” non esistono – Giacomo Leopardi nella sua “Ginestra” (1836) era malinconicamente ironico – e il princìpio vale anche per le esportazioni italiane. Al netto di molta enfasi mediatica, “l’internazionalizzazione” del nostro paese da sola non basterà a tirarci fuori dalla stagnazione post recessione; non solo, già oggi potrebbe e dovrebbe assicurare risultati migliori, stando alle indicazioni emerse durante un seminario che si è tenuto la scorsa settimana alla Banca d’Italia. Sia inteso, i dati pubblicati ieri dall’Istat sul “conto economico delle risorse e degli impieghi” confermano che al momento l’unico segno “più” è quello associato alla voce “esportazioni di beni e servizi”: il pil nel 2013 è sceso dell’1,9 per cento rispetto a un anno prima, le importazioni del 2,8 e i consumi delle famiglie del 2,6, solo il volume di beni e servizi in uscita dai confini nazionali cresce dello 0,1.