Il generale Fattah al Sisi ha dato ordine di sparare sui manifestanti. E così è stato: una formale dichiarazione di guerra contro i Fratelli musulmani, con i crismi dell’ufficialità delle regole d’ingaggio scritte. Da parte loro, i Tamarrod, i ribelli, i “laici”, perso l’unico rappresentante nel governo (Mohamed ElBaradei si è dimesso per dissociarsi dal massacro), invece di lavorare per una ricomposizione politica della crisi, hanno chiamato i propri adepti in piazza per contrastare i Fratelli musulmani. Risultato: la polizia spara sui Fratelli musulmani in tutto l’Egitto, ovunque le piazze dei Tamarrod e le “piazze dei martiri” si scagliano l’una contro l’altra e la guerra civile segue una escalation implacabile, peraltro prevista dal Foglio sin dal giorno dopo il golpe che depose Morsi il 3 luglio scorso. Raineri Il calcolo freddo dei generali del Cairo, scatenare l’istinto jihadista dei Fratelli