Il tribunale della letteratura non conosce imputati a una dimensione né condanne definitive. E’ l’abituale rifugio d’ogni sofisticato collegio difensivo, se non dei complici. E così Barbara Spinelli, su Repubblica, attinge a Dostoevskij per rimettere le ali al porco caduto, e suo amico, laddove per mesi aveva girato attorno al suo nemico che è porco e basta.