La settimana è iniziata nel più assurdo dei modi. Era l’una di notte, ieri, quando siamo stati convocati per la solita destinazione misteriosa. Una quarantina di minuti in pullman, fino a un sobborgo a sud della capitale e, in fondo a una strada sterrata, un uliveto. In mezzo, illuminato dalle finestre accese delle case intorno e, a quel punto, dai flash dei fotografi e dai faretti delle telecamere, un cilindro ammaccato.