I dubbi dei produttori di vino davanti ai cambiamenti climatici

Alcune azioni non vengono intraprese perché non allineate con le aspettative della domanda del mercato e perché non chiare in termini di effettivo ritorno economico

I dubbi dei produttori di vino davanti ai cambiamenti climatici

(foto LaPresse)

Donald Trump ha già dato una spallata all’ambientalismo senza se e senza ma che per decenni ha attraversato l’occidente. Ma il cambiamento climatico non è soltanto un problema che investe le politiche legate allo sviluppo sostenibile, perché investe anche il comparto vitivinicolo, dove l’impatto meteorologico ha già conquistato i galloni dello stakeholder. Una serie di studi economici recenti ha evidenziato il ruolo del cambiamento climatico come primary stakeholder nel settore enologico mondiale. L’obiettivo delle ricerche è quello di sottolineare le politiche di mitigazione del rischio, così da impedire un effetto di spiazzamento competitivo della meteorologia rispetto al posizionamento storico di un’etichetta.  

 

Una ricerca di Jeremy Galbreath condotta su una delle zone agricole più importanti del mondo, Margaret River, sicuramente la più glamour e conosciuta per i vini premium del paese australe, offre risultati ancora non chiari. Se da una parte c’è piena consapevolezza da parte dei produttori dell’importanza di apparire – soprattutto agli occhi dei consumatori – come impegnati in prima linea tra coloro che seguono buone pratiche di produzione rispetto alla sostenibilità ambientale, da un’altra c’è l’evidenza di azioni mitigative o di contenimento che non sono state intraprese per la mancanza di una chiara comprensione del fenomeno di mutazione climatica. In particolare, lo studio evidenzia come alcune azioni adattative non siano state intraprese da parte dei produttori vinicoli perché non allineate con le aspettative della domanda del mercato e perché non chiare in termini di effettivo ritorno economico prodotto.

 

Lo spaccato della regione di Margaret River fotografa quanto, pur in presenza di una diffusa consapevolezza dei produttori del vino delle sfide poste dal cambio climatico e certificata dalla generalizzata pratica di conservazione e valorizzazione dell’acqua, sia ancora difficile produrre politiche ad hoc per rispondere all’aumento medio della temperatura o alla riduzione media annua delle piogge. Il costo upfront di tali politiche si traduce in non decisioni da parte delle aziende vinicole. Del resto, il singolo produttore fatica a fare da solo in questo campo, consorzi territoriali e la collaborazione tra imprese è più indicata per risolvere il problema.

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