Il grande bluff del vintage

Esce il primo gioco dell’idraulico con i baffi per iPhone, ma c’è già chi parla di un flop

Eugenio Cau

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Super Mario Run

Super Mario Run (foto LaPresse)

Una legge non scritta nel mondo della musica vuole che quando una rock band un po’ avanti nella carriera pubblica un album con le sue “greatest hits” è il segnale che ormai è bollita. Quando si gioca la carta della nostalgia e del revival, vuole dire che la creatività si è esaurita, o è stata spostata in altri campi. Un principio simile potrebbe valere per Super Mario Run, il gran debutto su iPhone di Nintendo, la compagnia di videogiochi.

A settembre, durante l’ultimo evento Apple, Super Mario Run è stato l’ospite d’onore. C’era Shigeru Miyamoto, l’inventore del personaggio dell’idraulico con i baffi, e da quel momento i reparti di marketing tanto di Nintendo quanto di Apple hanno lavorato sodo per creare sempre più attesa. Il banner del gioco per smartphone è fisso nell’App Store di Apple da tre mesi e i dirigenti di Nintendo hanno fatto il giro dei media internazionali, rilasciando interviste e partecipando agli show serali come quello di Jimmy Fallon.

Dopo tre mesi d’attesa, Super Mario Run esce oggi, e c’è già chi parla di delusione. Per esempio l’Economist, che nota come Super Mario Run sia un gioco tutt’altro che innovativo e sofisticato. Per 10 euro, somma piccola per un videogioco tradizionale ma record per un videogioco da smartphone, Mario corre, salta e poco altro. Il gioco è di tipo “endless run”, in cui il protagonista corre senza sosta superando gli ostacoli. Di giochi così ne esistono da anni, e anche se Super Mario Run ha la possibilità di essere uno dei più belli del genere, l’idea è tutt’altro che innovativa. Secondo l’Economist, gli analisti si aspettano che il gioco totalizzi un miliardo di download, cosa che lo renderebbe uno dei più profittevoli di sempre, ma per una società storica come Nintendo, che nonostante infinite innovazioni ha perso il treno del mobile dieci anni fa, il momento della riscossa rischia di essere una delusione.

Rivolta analogica

Tornano le pellicole, le Polaroid, i rullini, i vinili e la carta. Gesti, profumi e ricordi che rischiano di invertire le regole dell’innovazione

Sembra che Nintendo si sia abbandonata al principio della nostalgia. Come una band bollita che propone il suo “greatest hits”, si è affidata al brand di Super Mario più che alla voglia di innovare – che pure non manca nell’azienda giapponese, si vedano i suoi ultimi prodotti. Quest’idea di revival delle vecchie glorie è piuttosto diffusa nella cultura di oggi, e se in parte è la derivazione del principio nostalgico per cui vintage è bello, dall’altra potrebbe indicare la stanchezza di alcuni settori.

Per esempio, se è vero che l’epoca d’oro delle serie tv è ormai alle nostre spalle, i revival di molti successi del passato, da “Una mamma per amica” a “X Files” hanno raccolto soprattutto ammiratori delusi. Anche “Stranger things”, serie acclamata di Netflix, pur non essendo un revival di un vecchio successo è un’operazione tutta basata sulla nostalgia per gli anni Ottanta. In musica, basti pensare che i due artisti più creativi dell’anno sono stati i compianti David Bowie e Leonard Cohen, tanto per far salire la nostalgia di un'epoca musicalmente d'oro. In tecnologia, allo stesso evento in cui era annunciato Super Mario Run, Apple presentava un iPhone uguale a quello dei due anni precedenti.

La settimana scorsa, il Wall Street Journal ha raccontato in uno speciale l’esaurirsi della vena creative americana nella grande industria dell’innovazione. Dichiarazione senz’altro prematura ma, a guardare l’industria del revival, forse non del tutto fuori fuoco.

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