California amara

È il vermouth la nuova mania californiana. E accanto a vecchie etichette italiane è tutto un fiorire di piccole distillerie

California amara

Tamorlan

San Francisco. Non c’è solo il caffè (Illy sta per sbarcare in grande stile con nuovi punti vendita per contrastare il californiano); o il Panino Giusto appena aperto a Cupertino, o il celebre Lucca Ravioli (la comunità più vasta di immigrati a San Francisco è proprio quella lucchese); nella California del Nord e nella sua capitale San Francisco tutto ciò che gira attorno all’alimentare rappresenta una grande occasione per l’Italia e non solo. Con mode sempre nuovissime e pervasive. A stupire l’occasionale italiano in giro per bar e negozi è adesso il vermouth.

 

“Ti ho comprato una bottiglia di Cocchi” ci ha detto un amico affettuoso di Palo Alto per farci piacere. Alla nostra risposta perplessa, ha precisato che trattasi di un “vermùth”, pronunciato tronco sull’ultima sillaba; ed è l’ultima mania californiana. Vermùth di marchi sconosciuti italiani (a noi, qui blasonatissimi) hanno invaso la città e la sera nei locali spopolano (altro che moscow mule o mojito). Il New York Times ha appena fatto un lungo servizio sul “Pirlo”, versione bresciana dello Spritz (in versione da uomo, con Campari, e da donna, con Aperol. Forse in Silicon Valley il dualismo sarebbe tacciato di sessismo), ma intanto si punta soprattutto sul vermouth in purezza. Siamo alla “seconda ondata del vermouth”, spiega la rivista fondamentale Punch. “Anni fa sarebbe inconcepibile trovare un’intera pagina del menu di un bar o ristorante dedicata ai vermouth”. Ma adesso la mania dilaga, e tutto è cominciato in epicentri come il ristorante Octavia di San Francisco (che offre Carpano Antica). Era dalla fine anni settanta che l’aperitivo italiano non era così di moda (da una celebre campagna Cinzano con Joan Collins oggi stracult); oggi però con classica deriva hipster si punta soprattutto su produzioni di nicchia. “Posso offrirti un Bordiga”?, altra profferta che abbiamo udito. Altro vermùth di fascia altissima.

 

Ma non c’è solo l’aperitivo, ma anche il digestivo, sono i due settori che tirano di più. Su Divisadero street, nel quartiere fichetto di Nopa (North of Panhandle), c’è un bar dove si va tutti a bere “amari”, sempre al plurale maschile, come panini e fettuccini e zucchini (è così, bisogna accettarlo). Accanto a vecchie etichette italiane è tutto un fiorire di piccole distillerie, e naturalmente organic e local e sustainable, e il vermùth è chiaramente la nuova birra artigianale come business. Piace perché è nuovo, è aromatico, è meno alcolico di un cocktail ma più ricercato di un vino. E’ una bevanda nuovissima ma antica (e i palati americani si stanno abituando a un grado di amarezza per loro inusitato). È un grande business, anche, per le aziende di qui che hanno vino in sovrapproduzione a Napa Valley e erbe aromatiche in quantità, i due ingredienti su cui si basa il vermouth. Il packaging estroso-vintage segue (il marchio è antico, o lo diventerà presto).

 

Per sfruttare e ingrandire la nuova Vermouth Valley, siccome agli americani il concetto di “piccolo è bello” pare la cosa più vicina alla bestemmia, nascono incubatori specifici: come DistillVentures, azienda londinese, che ha appena aperto in Nordamerica, fondo di venture capital che prende in consegna piccole e medie imprese familiari del settore degli alcolici e le accompagna in un percorso di crescita. DistillVentures, fondata nel 2013, è stata poi acquistata da Diageo, il più grande gruppo mondiale degli alcolici. L’acceleratore da aperitivo investe cifre che vanno da 200 mila a 12 milioni di dollari in “startup” che possono essere (e spesso sono) anche vecchie aziende magari decotte. Chi avesse una vecchia distilleria di famiglia in Italia può pensare anche alla legge che tutela brevetti precedenti il 1967. E’ contenuta nel piano Industria 4.0 del Ministero dello Sviluppo e dall’Ufficio marchi e brevetti, e prevede per marchi italiani ancora in attività dopo 50 anni 4,5 milioni totali di fondi. Non è molto ma è già qualcosa, contro il logorio della vita moderna.

 

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    04 Aprile 2017 - 19:07

    Una delle notizie più belle degli ultimi 10 anni. Grazie. Abbiamo insegnato al Mondo il Bello ,le Arti del Trivio e del Quadrivio; il Bere, il Mangiare. Forse è per questo che siamo tanto invidiati. Stavolta sono fiero di essere italiano.

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