A Montefiascone Riccardo Magrini imitò i campioni: meno 35 al Giro100

Nel Giro d'Italia del 1983 il gregario di Montecatini che divertiva il gruppo con le sue imitazioni e le sue battute si trasformò in vincente. E Adriano De Zan ne celebrò l'impresa come fosse un Mondiale

A Montefiascone Riccardo Magrini imitò i campioni: meno 35 al Giro100

Riccardo Magrini al Giro della Provincia di Reggio Calabria del 1982 (foto tratta dal profilo Facebook di Riccardo Magrini)

“Ce l’ha fatta Magrini, ce l’ha fatta”. La voce era quella di Adriano De Zan. Il Giro d’Italia era quello del 1983. La tappa era quella di Montefiascone. Il tono era quello delle grandi occasioni. E una grande occasione quella lo era davvero. Perché davanti a tutti quella volta c’era uno che davanti a tutti non ci finiva mai, o almeno all’arrivo, perché prima, quando le telecamere non erano ancora accese e il traguardo ancora una chimera, Riccardo Magrini davanti a tutti ci stava e ci stava a lungo. Gregario, uno da muso al vento e chilometri passati a inseguire i fuggitivi, da frangiflutti nei momenti di difficoltà. Gregario, uno devoto alla causa comune, perché la propria in mezzo ai campioni era già segnata in partenza.

La sfortuna rosa di Silvano Contini: meno 36 al Giro100

Nel 1982 Silvano Contini vinse la Liegi-Bastogne-Liegi, ma nessuno lo vide a causa di un errore della Rai. Poi al Giro d'Italia ci pensò un giornalista francese a stuzzicare Hinault e a spingerlo a rivoluzionare la classifica

In quei 225 chilometri della nona tappa però il Magro non fu segugio, ma lepre, non inseguitore, ma avanguardista. Si partiva da Terracina e si arrivava a Montefiascone, in mezzo un su e giù continuo verso il traguardo. Dal mare alle colline, colline buone per scatti, per gente abituata al nord Europa, al sud del Belgio, alla Vallonia. Per Moreno Argentin. Perché in Vallonia divenne mito (quattro Liegi-Bastogne-Liegi e tre Freccia-Vallone) e quella tappa l’aveva adocchiata, studiata, l’avrebbe voluta. E altri come lui. La fuga era partita, gli avanguardisti erano sotto controllo, i gregari contenevano il distacco e tutto sembrava sotto controllo. Beppe Saronni era in Rosa e non aveva nulla da temere, perché quella era una frazione buona per chi cercava l’azione di un giorno non la classifica finale.

 

In quei 225 chilometri però il gruppo non aveva considerato che chi è solito inseguire, sa come si fa e poco gli piace essere inseguito. E’ questione di disabitudine alla posizione, di conoscenza esatta del meccanismo. Verso Montefiascone Riccardo Magrini rimase solo, nessuno al suo fianco. Sembrava che scherzasse anche in quell’occasione, lui che faceva ridere, che imitava questo e quello, anche Adriano De Zan, che raccontava barzellette.

 

Verso Montefiascone Riccardo Magrini si mise a inseguire il traguardo e inseguire lo sapeva fare benissimo, talmente bene da riuscirci, da passarlo per primo. Primo davanti a Marino Lajarreta, davanti a Moreno Argentin, davanti a tutto il gruppo.  “Ce l’ha fatta Magrini, ce l’ha fatta”. 

 

Vincitore: Giuseppe Saronni in 100 ore 45 minuti e 30 secondi;

secondo classificato: Roberto Visentini a 1 minuto e 7 secondi; terzo classificato: Alberto Fernández a 3 minuti e 40 secondi;

chilometri percorsi: 3.922.

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