Sia benedetta Google che paga le donne meno degli uomini. O forse no?

In mancanza di donne sul posto di lavoro attecchisce la svogliatezza

Sia benedetta Google che paga le donne meno degli uomini. O forse no?

Foto di Howard R. Hollem, United States Library of Congress's Prints and Photographs division via Wikipedia

Sia benedetta Google che paga le donne sistematicamente meno degli uomini, ho pensato: è consolante sapere che perfino nelle coppie dell’avanzatissima California a portare i pantaloni sia ancora il maschio. Ma siccome per comprendere la cronaca bisogna alternarla con la letteratura ho iniziato “Vita coniugale” di Ivan Levrini. “Il maschio è succube delle mammelle” scrive lo scrittore reggiano nel primo racconto del libro edito da Quodlibet. “In assenza di mammelle femminili il maschio è così disorientato che cede all’indolenza. Si vede sul posto di lavoro. In mancanza di donne attecchisce la svogliatezza. Viceversa, in ambienti promiscui, il maschio si fa attivo e intraprendente. Vuole emergere. Non a caso l’economia di mercato promuove l’emancipazione femminile, le pari opportunità, le quote rosa: fa assegnamento sulle mammelle femminili per mettere in moto il desiderio maschile e moltiplicare i consumi. L’intera economia crollerebbe, se si tornasse a velare la donna”. Insomma la consolazione mi si è afflosciata: e se Levrini avesse ragione? Se davvero dignità virile e benessere generale fossero in conflitto? Ci mancava solo questa.

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