Travaglio benedice l'unione “del Fatto” tra M5s e Sinistra

Il direttore invoca l'intesa tra grillini e le truppe bersaniane (in Sicilia, ma non solo): “È il paese del voto d'opinione, della voglia di cambiare e della legalità”

Travaglio benedice l'unione “del Fatto” tra M5s e Sinistra

Marco Travaglio (foto LaPresse)

L'intesa era nell'aria, il corteggiamento reciproco andava avanti da lungo tempo. Mancava solo la benedizione ufficiale. E ora c'è pure quella: autorevolissima, peraltro. A suggellare la convergenza siciliana (e non solo siciliana) tra il Movimento 5 stelle di Giancarlo Cancelleri e la sinistra radicale di Claudio Fava - "una convergenza che sta nelle cose", come raccontavano al Foglio.it i diretti interessati alla vigilia delle elezioni regionali - è Marco Travaglio, uno che di matrimoni di questo genere ha già tentato di celebrarne parecchi.

 

Poche settimane prima delle politiche del 2013, per dire, anticipò le sue intenzioni di voto (disgiunto) per "gli unici due partiti" accomunati dal merito di “non aver mai governato con Berlusconi”: M5s al Senato e Rivoluzione Civile (Ingroia & Co.) alla Camera, con le pattuglie dell'ex pm che avrebbero dovuto fare, secondo l'allora vicedirettore del Fatto Quotidiano, “da nave scuola” agli agguerriti ma “inesperti” neoparlamentari pentastellati. Ci ricordiamo tutti come andò a finire, specie per quanto riguarda la “nave scuola”. Pochi mesi dopo ci riprovò, Travaglio, cercando in ogni modo di facilitare l'unione programmatica tra Beppe Grillo e Pier Luigi Bersani. Ma più lui si prodigava in raccomandazioni e articolesse pedagogiche per esortare i grillini alla “ragionevolezza” e al “buon senso”, più quelli spernacchiavano il segretario del Pd e si crogiolavano nell'opposizione a prescindere. 

 

Ora Travaglio, imperterrito, rilancia il progetto di unione, ma per farlo la prende alla larga. Parla di “due Sicilie” e, più in generale, di “due Italie”. Una, manco a dirlo, è “il paese della peggiore continuità, del voto di scambio, delle clientele, delle corruttele, dei trasformismi, dei familismi, dei soldi pubblici a pioggia, delle grandi opere inutili se non per i ladri e per le mafie”. Un paese nefando, insomma, che “alle pallide imitazioni preferisce sempre l'originale”, ed ecco perché il “Caimano” è ancora lì, protagonista assoluto a 81 anni suonati. Poi, però, c'è l'altra Italia. E' “il paese del voto d'opinione, della voglia di cambiare e della legalità, che dinanzi ai nomi di Davigo e di Di Matteo si inchina riconoscente anziché terrorizzato”. Insomma, l'idillio. E poco importa se la realtà smentisce i sogni del Fatto: “Anche se non riuscirà a espugnare la Sicilia, questa Italia post-ideologica che vuole archiviare l'Ancien Régime per sostituirlo con qualcosa di indefinito ma certamente migliore va comunque a sfiorare la metà dell'elettorato proprio nella terra più difficile: quella del Gattopardo”. Seguono elogi per “l'impegno matto e disperatissimo” dei grillini e di Claudio Fava “che hanno battuto l'isola palmo a palmo riportando la politica nelle piazze”.

 

Ora uno potrebbe obiettare che l'Italia post-ideologica descritta da Travaglio, al netto dei grillini, ha solide radici nella sinistra di lotta e di governo (Fava, ad esempio, è stato segretario regionale dei Ds in Sicilia) e che raduna nelle proprie file personaggi da Ancien Régime come, ad esempio, Massimo D'Alema. Ma perché fare i conti con la realtà!? Meglio sognare le magnifiche sorti e progressive di un'intesa che trascende i destini della Sicilia e sembra già pronta a conquistare l'Italia.

 

“'In quest'altra Sicilia', che presto sarà l''altra Italia' - continua Travaglio - deve sperare chiunque voglia dare una mano per costruire un paese migliore, libero da tutti i condizionamenti, servaggi e ricatti criminali”. L'appello è chiaro: uomini e donne di buona volontà unitevi. E unitevi stretti, però, perché il paese peggiore si è già riorganizzato elaborando il Rosatellum, una legge elettorale studiata “apposta per premiare chi ammucchia sigle e siglette”, e penalizzare “chi va da solo, in nome della chiarezza e della coerenza, come i 5Stelle e la Sinistra” e pertanto “combatte con le mani legate dietro la schiena”. E insomma "la partita sarà difficilissima", ma con la benedizione di Travaglio si può stare sereni. 

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    06 Novembre 2017 - 21:09

    Tranquilli, non prevalebunt

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  • guido.valota

    06 Novembre 2017 - 19:07

    Chi è che aveva detto una cosa tipo 'Non so chi vincerà le prossime elezioni, ma so per certo chi le perderà: chi si alleerà con Bersani'?

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  • crooked.timber

    06 Novembre 2017 - 17:05

    Come se al M5S il 3% di Bersani gli facesse la differenza…

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