The Right Left

Il dialogo tra Renzi e il Cav. L’approccio scelto da Macron. La campagna tedesca. La scomunica del País contro Sánchez. La nuova normalità europea è la sinistra che dialoga con la destra. Perché è una buona notizia. Soprattutto per la sinistra

Claudio Cerasa

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The Right Left

La squadra di governo di Emmanuel Macron (foto LaPresse)

In Italia sono Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. In Germania sono Angela Merkel e Martin Schulz. In Francia sono Emmanuel Macron, Edouard Philippe e Manuel Valls. E’ la nuova normalità: è la sinistra che per affermarsi ha bisogno di dialogare con la destra. Nel 2004, due giornalisti dell’Economist, Adrian Wooldridge e John Micklethwait, poco dopo la rielezione di Gorge W. Bush, pubblicarono un libro di successo dedicato alla potenza mostrata dalla destra conservatrice e alla sua capacità di esercitare, nei suoi aspetti culturali, sociali e religiosi, una formidabile egemonia culturale sul pensiero degli elettori americani. Il titolo di quel libro, come ricorderete, ebbe un grande risalto. Si chiamava “The Right Nation”. E a tredici anni da quella pubblicazione bisogna tornare proprio a quel titolo per sintetizzare lo stato dell’arte non più della destra ma bensì della sinistra, più quella europea che quella americana, che oggi non può essere capita e compresa fino in fondo senza inserirla all’interno di una cornice che potrebbe essere così titolata: “The Right Left”.

 

The Right Left, la giusta sinistra, o la sinistra di destra, non è un ossimoro, ma è lo stato molto particolare in cui si trova in Europa l’unica forma di sinistra che al momento non sembra essere destinata all’estinzione: quella che non considera un insulto alla propria storia “il dialogo con la destra” e quella che contemporaneamente ha la possibilità di far propri alcuni temi di destra senza essere considerata dagli elettori una forza politica “che ha tradito i suoi valori”. Le sinistre che si rinchiudono nel proprio recinto, lo stiamo vedendo ovunque, hanno dimostrato di essere delle sinistre che possono fare il pieno alle primarie ma che di solito prendono delle sveglie notevoli alle elezioni (Hamon in Francia). E per questo è significativo che domenica scorsa, all’indomani dell’elezione di Pedro Sánchez alla guida del partito socialista spagnolo, il più importante giornale progressista della Spagna (El País) abbia scomunicato Sánchez denunciando la follia della sua strategia politica: rincorrere Podemos (i populisti) e mettere a rischio la vita del governo Rajoy (governo nato grazie a un patto di desistenza con i socialisti spagnoli).

 

In tutta Europa è ormai chiaro (l’8 giugno, giorno di elezioni inglesi, sarà chiaro anche in Inghilterra) che le uniche sinistre che possono avere successo (e governare) sono quelle che rifiutano di rinchiudersi nel proprio recinto e che provano dunque a rinnovarsi. Così come è chiaro che i leader di partito che non sanno educare gli elettori all’eventualità di dover dialogare con il centrodestra sono partiti fragili, senza identità, e destinati dunque all’estinzione (estinzione che può essere evitata solo con sistemi elettorali che garantiscono una non sconfitta anche ai partiti irrilevanti).

 

In Italia, da questo punto di vista, è un fatto significativo e importante che il maggior partito del centrosinistra (il Pd) non abbia più problemi a spiegare ai suoi elettori che il dialogo con il centrodestra – sia sul breve termine (legge elettorale) sia sul lungo termine (governo di grande coalizione) – è un dato che non si può escludere e che va inserito nel novero delle possibilità. I prossimi mesi ci diranno qualcosa di più sullo stato di salute delle forze progressiste europee (si vota in Inghilterra, a Malta, in Germania, forse in Italia) ma al momento c’è un elemento di riflessione significativo che andrà approfondito: gli unici partiti in salute sono quelli che sanno dialogare con la destra e che considerano il populismo anti europeista e sovranista il vero nemico contro il quale spendersi in campagna elettorale. La grande differenza tra la sessione elettorale del 2012 e quella di oggi è che all’epoca in tutta Europa (Olanda, Francia, Italia) ci si illudeva di vincere le elezioni e di governare andando contro il modello Merkel. Cinque anni dopo, sia per il centrodestra sia per il centrosinistra, il modello Merkel è diventato l’unico modello possibile per vincere le elezioni e provare governare. Una sinistra che ha la forza di dialogare con la destra è una sinistra matura che accetta la sfida di governo. Una sinistra che non ha la forza di dialogare con la destra è una sinistra immatura che non accetta la sfida di governo. Prima ancora dei sistemi elettorali, il vero modello tedesco a cui ispirarsi è questo, e la Right Left, oggi, conta infinitamente di più di una soglia di sbarramento o di un qualsiasi premio di maggioranza.

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Commenti all'articolo

  • crt.pla

    23 Maggio 2017 - 18:06

    NON AVETE BISOGNO CHE VE LO RIPETA: si qualifica come giornale elitario, ma vuol dire che è rivolto a persone che pensano con la propria testa. Io non mi abbono perche sono affezionata al cartaceo. Ma vi seguo con immutato interesse. Svegliate un pò Berlusconi!. Paola Carotti

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    23 Maggio 2017 - 14:02

    Al direttore - Senza far nomi. Appare paradossale ma è sensato “The Right Left” I due lemmi storici non reggono più i significati ideologici nativi. Però è un po’ buffo, coglierne l’aspetto coincide con l’uso della ragione. Le cose da fare sono ben conosciute, lo sbudellarsi reciprocamente sul “come” è il perenne ostacolo al “farle”. Poiché nel “come” sono intrecciati, convivono interessi politici/sociali/economici/culturali, diversi e conflittuali, non potrà mai venir meno l’uso “politico” della loro distinzione. Il solo equilibrio possibile per “fare” si raggiunge mettendo in secondo piano lo scontro, un po’ infantile, della suggestione emozionale dei contrari: comunque descritti e connotati. Sembrerebbe semplice: niente è più complicato, irritante, eterogeneo, difficile, delle cose semplici. The Right Left, sarà avversato proprio per la sua semplicità. Una bella sfida, però.

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  • lorenzolodigiani

    23 Maggio 2017 - 10:10

    The right left e' il solo modo possibile per riunire i moderati, non necessariamente conservatori, al fine di contrastare le forze estremiste ed anti sistema. Pare che anche l'ondivago cav stia imboccando questa direzione con un suo variegato seguito. Come la metterà con Salvini? Ha la necessaria fantasia e il "ludico cinismo" per deciderlo. Quanto a Toti e Gasparri saranno, comunque, oggetto di pochi rimpianti.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    23 Maggio 2017 - 09:09

    Si potrebbe dire che caduto il primo muro, a Berlino, sarebbe ora cadessero anche gli altri, e la guerra fredda in Europa terminasse una buona volta? Il nocciolo poi potrebbe essere l'Anitiamericanismo: uscito di scena Obama, suo paladino in America, la sinistra occidentale potrebbe accettare una volta per tutte di amare l'Occidente, che poi l'ha partorita.

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