M5s-Pd prove di dialogo sulla legge elettorale. Con la benedizione di Di Maio

Per il vicepresidente della Camera il punto di partenza è il Legalicum: no al premio di coalizione, sì al premio di lista. Il Pd: “Se fanno sul serio intesa rapida sul maggioritario”

Luigi Di Maio

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

L'M5s apre al dialogo con il Pd sulla legge elettorale, a partire dal Legalicum, ma dice no a un eventuale premio di coalizione. Il deputato M5s e vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, ai microfoni di  Rtl 102.5, assicura: “Vogliamo scrivere le regole del gioco insieme al partito di maggioranza, il Pd”. Un cambio di linea che, spiega, ha “due ragioni”: “Prima di tutto c'è stato l'appello di Mattarella che chiede di fare una legge elettorale in modo che ci sia chiarezza sul risultato dopo le prossime elezioni. E poi il paese è in grave crisi e non possiamo permetterci nuove elezioni politiche in cui ancora una volta si partorisce un risultato incerto che porta a eventuali inciuci ed eventuali grandi ammucchiate, per questo abbiamo fatto una proposta a Renzi e al Pd”.

 

Per Di Maio il punto di partenza è il Legalicum, cioè la legge elettorale in vigore alla Camera dopo la sentenza della Corte Costituzionale (proporzionale con premio di maggioranza alla lista che supera il 40%; soglia di sbarramento al 3% su base nazionale per le singole liste; capilista bloccati). Ma, aggiunge, “non vogliamo essere rigidi e vogliamo andare incontro al partito di maggioranza e dire: quella è la base, fateci le vostre proposte di correzione nell'ottica di governabilità, che significa che uno vince le elezioni e può realizzare un programma elettorale. Loro, sulla base del Legalicum cosa propongono? Dei correttivi? Guardiamoli insieme in commissione e poi approviamo insieme una legge elettorale condivisa, l'importante è che sia nell'ottica della costituzionalità della legge”.

 

"L'unica cosa che io non toccherei – sottolinea – è il premio alla lista, perché se cominciamo a fare il premio alla coalizione finiamo per fare come Prodi con Mastella o Berlusconi con Fini che poi si sfilano i vari partiti interni e diventa un disastro. È una ammucchiata e diventa la storia del nostro paese che ha fatto cadere quasi tutti i governi e non ha permesso di realizzare quelle leggi o riforme importanti che si dovevano realizzare. Dico a Renzi che faccia capire cosa vuole fare sulla legge elettorale, noi la proposta l'abbiamo fatta una settimana fa e aspettiamo una risposta chiara perché siamo pronti a discuterne per il bene del paese, un paese che in questo momento ha tutti gli indici negativi”.

 

Già prima della presa di posizione di Di Maio diversi esponenti grillini si erano detti disponibili a dialogare sulla base della proposta avanzata dal deputato Pd, Matteo Richetti, che ha indicato come priorità quella di una legge che mantenga un impianto maggioritario. Ed è lo stesso Richetti che raccoglie le aperture del M5s: “Se il vice presidente della Camera Di Maio e il M5S fanno sul serio e sono pronti ad assumersi fino in fondo la  responsabilità di una legge elettorale condivisa, allora è possibile costruire in tempi rapidi un terreno di intesa. L'importante è che l'impostazione, anche per le liste, conservi un impianto maggioritario e che garantisca governabilità come chiesto dal segretario Renzi. Nessun ritorno a logiche da 'proporzionale' e restituzione di un risultato chiaro rispetto alle scelte dei cittadini. Su questo siamo pronti ad un lavoro responsabile e proficuo”.

 

Anche il vicesegretario del Pd, Maurizio Martina, è pronto al confronto: “Direi che se sono rose fioriranno. Di certo noi vogliamo difendere il più possibile un impianto maggioritario che garantisca governabilità. Se le aperture sono vere noi di certo non ci sottraiamo”.

 

Centrodestra all'attacco.  Le prove di dialogo tra M5s e Pd non piacciono alla Lega. Con i capigruppo del Carroccio al Senato e alla Camera, Gianmarco Centinaio e Massimiliano Federiga che denunciano le “prove d'inciucio sulla legge elettorale tra Pd e 5Stelle. Grillo e Renzi, due facce della stessa medaglia. Noi gli unici fuori dai palazzi, vogliamo elezioni subito, con qualsiasi legge elettorale”. Più conciliante nei toni, ma ugualmente netto, Silvio Berlusconi: “La nuova legge si deve fare e, spero, con il concorso di tutte le forze politiche perché una legge elettorale deve essere una legge che va bene per tutti”.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    09 Maggio 2017 - 09:09

    Che il dibattito politico sia ormai scivolato a livello di una pagliacciata lo desumo anche dal constatare che tale on. Di Maio, possibile candidato alla presidenza del consiglio ma comunque già investito della responsabilità istituzionale di vice presidente di una camera legislativa, affermi testualmente l'esigenza di varare una legge "in ottica costituzionale" . Che significa, di grazia, in ottica? A me pareva che il legislatore avesse il dovere di varare leggi conformi alla costituzione e basta. E per quell'orribile neologismo "legalicum", come a sottintendere la possibile sussistenza dell'illegalicum. Per non dire del reiterato uso del sostantivo inciucio. Si diceva che l'abito non fa il monaco, ma il lessico purtroppo fa (o dovrebbe fare) il legislatore e dirigente politico.

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  • Insider

    08 Maggio 2017 - 16:04

    E' lo stesso Di Maio che risolverebbe la crisi libica con la mediazione di Maduro? Comunque, perche il M5S o il PD non sarebbero un'ammucchiata? Ci sono ottime ragioni di pensare il contrario. In ogni caso, Il voto alla lista serve solo per far fuori Berlusconi e la destra e nulla piu. Infatti nulla impedisce, dopo le elezioni, di sfilarsi e farsi il partitino, com'e' successo ad ogni singola legislatura. Il punto non e la legge elettorale per il parlamento ma che bisognerebbe votare il capo del governo o dello stato. Questi lo sanno, ed e per questo che non vogliono cambiare la costituzione in quel senso. Ci meritiamo i 5 stelle altro che.

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