A forza di imitarsi a vicenda, destra e sinistra non trovano più le radici

Variazioni dialettiche su un fenomeno moderno. La destra oggi vuole essere più a sinistra della sinistra, e la sinistra vuole includere la destra. Da un lato, una destra “populista”, dato che la sinistra trascura o ignora gli umori del popolo

A forza di imitarsi a vicenda, destra e sinistra non trovano più le radici

Enrico Berlinguer stringe la mano ad Aldo Moro

Destra e sinistra sono complementari, chi può negarlo? L’una nasce dall’altra. L’una si alimenta e cresce sugli errori e le stupidità dell’altra.

 

Ricordate? Era un principio del famoso e poi disprezzato tipo di logica denominata “dialettica”, che venne in mente in Grecia a Eraclito per arrivare fino a Hegel, a Marx, e alla micidiale scolastica marxista. Secondo dialettica, da ogni cosa o qualità nasce il suo opposto, e a volte (ma questo è più ottimistico) dopo tesi e antitesi nasce una “sintesi superiore” che conserverebbe secondo Marx il meglio dell’una e dell’altra. Dall’individualismo borghese che paralizza a scopi di profitto privato lo sviluppo delle forze economiche e produttive, sarebbe nata l’antitesi rivoluzionaria e infine, trionfalmente, la società comunista come sintesi superiore, per cui l’individuo è finalmente “davvero” libero perché la proprietà privata è abolita e tutti i beni sono in comune.

 

L’ipotesi più pessimistica è una dialettica senza sintesi finale: il sì e il no si aboliscono reciprocamente nel corso di una lotta che permette un solo vincitore e superstite. Alti e bassi, bianco o nero, più libertà o più uguaglianza, ma senza progresso.

 

Che grande pedagogo della storia fu Marx! Immaginò tutti i vantaggi del capitalismo sviluppati ulteriormente, senza nessuno dei suoi difetti: né la voglia di arricchirsi, né quella di rischiare per scopi personali, né competere per avere il meglio lasciando agli altri il meno buono o il peggio.

 

Lasciamo perdere. Tutte le sapienze tradizionali hanno predicato che gli opposti sono solo le due facce della stessa medaglia, o la medesima cosa vista dall’alto o dal basso, di notte o di giorno, da sinistra o da destra. Non c’è luce senza buio, né caldo senza freddo, né yin senza yang, secondo i cinesi: questo lo sa anche il vostro agopuntore.

 

C’è solo un inconveniente molto attuale: la destra oggi vuole essere più a sinistra della sinistra, e la sinistra vuole includere la destra. Da un lato, una destra “populista”, dato che la sinistra trascura o ignora gli umori del popolo. Dall’altro, una sinistra elitaria, dato che “la gente” è volgare e la folla è pericolosa: come dimostra il fatto che scelse Barabba contro Gesù e che Socrate fu processato perché con le sue eterne e provocatorie domande era diventato antipatico, insopportabile, e non si capiva neppure che cosa volesse (la pura verità non è mai un programma allettante).

 

Noi abbiamo in politica un fenomeno anche più originale: un’entità che non vuole essere né destra né sinistra, cioè tutte e due le cose insieme: è il Movimento 5 stelle, che non è più un movimento senza essere, d’altra parte, neppure un partito.

 

Leader considerati pericolosi nonché “impresentabili” uomini di destra, come Berlusconi e Trump, specializzati nel sedurre “la gente” o “the people”, e quindi “populisti”, sono riusciti a vincere su una sinistra diventata antipatica sia agli operai che ai disoccupati, e in genere a tutti coloro che vivendo in società in grave crisi di socialità, non vogliono più saperne di accogliere altri stranieri.

 

E qui si vede bene come una cosa nasca dai difetti della cosa opposta. Se la sinistra ignora che gli appartenenti a una società instabile temono di “accogliere” nuovi fattori di instabilità, come le masse di migranti e rifugiati (un migrante che migra per fame da un paese la cui economia è distrutta dalla guerra, non è forse un rifugiato?), ecco che la destra usa questa cecità dell’avversario per esibire il proprio realismo nel constatare l’esistenza del problema.

 

Gli umori e i timori delle maggioranze, per quanto non del tutto fondati su una realtà attuale ma su previsioni ansiose, sono comunque una realtà attuale. Come in economia, le paure, le fobie e gli allarmi collettivi, sono fatti e non sogni. Le ideologie sono deperite e declinate. Ma i “si dice” e le fake news trionfano e muovono il mondo.

 

Dato che la destra, dopo la crisi economica di dieci anni fa, non riesce più a farci credere che ognuno di noi è un uomo d’affari, libero di nuotare felicemente a suo vantaggio nel libero mercato, ecco allora che la sinistra si avvantaggia facendo credere la cosa opposta: che lo stato possa davvero proteggerci e garantirci, non incoraggiando le imprese a dare lavoro, ma concedendo il diritto a un “reddito di cittadinanza”. Solo che senza imponenti tagli alla spesa pubblica (che nessun governo è mai riuscito a compiere) non si capisce da dove possano arrivare quei soldi “di stato”, dato che è lo stato a sperperarli in proprio.

 

In una situazione in cui destra e sinistra non spariscono ma cercano di rafforzarsi imitandosi a vicenda, per dare l’impressione di “essere schierati” il solo mezzo è urlare contro l’avversario elettorale. Sembra che non si faccia che discutere, perché i talk-show assordano i telespettatori ogni sera per ore. Ma si discute avendo già preso posizione e non per capire o far capire quale sia la posizione più ragionevole da prendere.

 

Infine, i problemi esistenti fuori del perimetro della politica stanno aumentando. Sono problemi politici, certo. Ma anche, spesso, non del tutto e non solo politici, cioè non accessibili e superabili per via di decisioni politiche a portata di mano. Dato che sono anche esasperanti, si sente dire spesso che “vanno risolti alla radice”. Illusione di sempre, perché questa ipotetica radice nessuno la vede e nessuno potrà modificarla. Migrazioni, bassa produttività, tasse troppo alte, degrado ambientale e urbano, socialità in declino, scuola e università allo sbando, cultura ininfluente o divenuta invece nuovo “oppio dei popoli”… Dove si trovino le mille radici di tutto questo non è chiaro. Quale politica sarà in grado di afferrarle? La politica può inventare qua e là rimedi parziali e temporanei. Quanto alla radice, chi ha voluto sradicarla ha spesso prodotto società agghiaccianti, senza radici.

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Commenti all'articolo

  • efis.loi

    01 Maggio 2017 - 20:08

    Se il male sta alla radice, non c'è che un sistema: eliminarla, la radice. Un bell'apparato radicale artificiale e tutto si sistema. Facile a dirsi e, tecnologicamente, facile a farsi. Abbiamo tentato in corpore vili ma pur sempre nostro, faccio per dire, L'Europa, ed è andata come è andata. Quel ch'è peggio, ci siamo incaponiti anche su alberi altrui, faccio per dire l'Islam e tutti vediamo come va. Forse il nostro albero ha risentito, a lungo andare, del fittone greco che succhia "Democrazia" e "Polis" e quello cristiano che ci ritiene fatti a "Sua Immagine e Somiglianza". Non dimentichiamo che entrambe le attribuzioni significano "Libertà". Lo scontro fra Poleis e Campagne è emerso chiaro negli USA e in Francia, fra Democrazia e Libertà sembra che gli "smack smack" schiocchino ancora.

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  • mauro

    01 Maggio 2017 - 18:06

    Dopo aver letto ciò che che in definituva non fa che confermare quello che si era già intuito, viene solo in mente di chiedersi: come venir fuori dalla paralizzante confusione d'idee all'origine di tutto questo? Ma subito dopo ci si rende conto che non si può che scrollare le spalle e cercare una distrazione qualsiasi. Non sarà un atteggiamento psicologico assai diffuso questo?

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  • mario.patrizio

    01 Maggio 2017 - 17:05

    Tuttavia viene da chiedersi se i disastri ricordati riguardo le radici nostrane, compaiono in egual misura anche altrove quale testimonianza dell'imperfezione delle cose, nel caso del potere di fare unita alla forza per farsi ubbidire, o se, invece, esse sono una specifica caratteristica dell'assenza di una forma più o meno condivisa di potere, sia esso ispirato alla tradizione della conservazione della destra o, al contrario, al progressismo della sinistra.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    01 Maggio 2017 - 16:04

    Caro Berardinelli, non si scappa: la natura dell’uomo è, assiomaticamente indissolubile, dai concetti di Giusto e Ingiusto, di Bene e di Male. Nei millenni li abbiamo etichettati secondo categorie, filosofiche, metafisiche, morali, politiche, religiose. Non abbiamo fatto un passo avanti, non possiamo farlo. Imperatore e Papa, Monarchie e Repubbliche, Dittature e Democrazie, Sinistra e Destra, Sovranisti e Globalisti. Anche le ideologie sono fallite. Il bello è che non possiamo sottrarci alla legge dei contrari. Abolirla significherebbe la fine dell’uomo. Checché nel discettiamo. La linea retta mente. La verità è un circolo.

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