"Bisogna contrastare l'ideologia dell'Islam politico", dice Parisi

Il leader di Energie per l'Italia commenta l'attentato di Londra: "Candele commemorative e alle bandiere a mezz'asta non bastano. Dichiarare l'UCOII fuorilegge"

"Bisogna contrastare l'ideologia dell'Islam politico". Dice Parisi

foto LaPresse

Pubblichiamo il post che Stefano Parisi ha scritto sulla propria pagina Facebook

 


 

La risposta europea agli attentati di Londra non può limitarsi ancora una volta alle candele commemorative e alle bandiere a mezz'asta. Il cordoglio per le vittime del terrorismo islamico (sì, islamico) è diventato il rito pigro di un'Europa impaurita e politicamente corretta. Meno di un anno fa il sindaco di Londra, Sadiq Khan, dichiarava che subire attentati è "parte integrante" della vita nelle grandi città. Suppongo che stanotte abbia dormito sonni tranquilli. Io no.
 

Karl Popper diceva che dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti. E questo criterio dovrebbe ispirare, subito e senza esitazioni, una decisa operazione culturale di contrasto all'ideologia dell'islam politico, senza la quale nessuna misura di sicurezza e di prevenzione sarà mai sufficiente.
 

Questo significa, in primo luogo, non aver paura di chiamare le cose col proprio nome. Significa dichiarare immediatamente fuorilegge l'UCOII e qualunque altra organizzazione legata ai Fratelli Musulmani e all'Islam politico, come già accade in moltissimi paesi del mondo arabo. Significa chiudere i canali satellitari che trasmettono messaggi antisemiti, di istigazione alla jihad o comunque legati all'islamismo politico, ancora visibili tranquillamente in tutta Europa. Significa istituire un registro pubblico delle moschee e degli imam, imponendo sermoni in italiano e obblighi di trasparenza. Se la classe politica non fa queste scelte, allora si astenga dai cordogli e dalle false celebrazioni.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    24 Marzo 2017 - 08:08

    Fosse un appello lo sottoscrivo subito. Ignavia e viltà sono purtroppo il segno distintivo di gran parte delle nostre sciagurate classi dirigenti. Compresi i paladini della guerra alla cosiddetta casta politica ed i cialtroni di mille farlocche celebrazioni.

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  • GianmarcoOlivé

    GianmarcoOlivé

    23 Marzo 2017 - 21:09

    Chiaro, preciso, vero. Grazie

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  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    23 Marzo 2017 - 19:07

    Il bel pezzo di Stefano Parisi coglie in pieno il problema: temo sia giunto il tempo di spiegare a qualcuno che non può esistere un islam “politico” distinto da quello “religioso” per il semplice fatto che l’islam è, insieme, “politica e religione”. E i suoi “rappresentanti” sono necessariamente, insieme, “leader polici e religiosi”. Noi abbiamo imparato la distinzione sin dal vituperato (ma in realtà misconosciuto) medioevo: ce lo hanno insegnato i secoli della “lotta per le investiture” tra papato e impero. Ce lo ha insegnato Dante con la teoria dei due soli (no confusione ma distinzione delle due “autorità”). Seduti sulle spalle dei giganti che hanno costruito la nostra civilità, oggi diamo per scontato il differente ambito tra potere temporale e potere spirituale. Loro (si: “loro”), no. L’ islam è una religione politica. Il dialogo, pertanto, è possibile (e doveroso) con i singoli islamici, ma neppure configurabile con la loro “religione politica”.

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