Cosa dice la legge sul testamento biologico

La legge vuole dare ai cittadini il diritto di scegliere a quali trattamenti sanitari essere sottoposti in caso non si fosse più in grado di intendere e di volere

Cosa dice la legge sul testamento biologico che va in aula il 13 marzo

Foto di timsamoff via Flickr

Arriva oggi alla Camera la proposta di legge sul testamento biologico. Il testo “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”, ha come primo firmatario la deputata Pd Donata Lenzi e si propone di regolamentare la questione del fine vita.

 

Le “Disposizioni anticipate di trattamento” (Dat) costituiscono il cosiddetto testamento biologico di cui si discute in questi giorni, anche in seguito alla vicenda di Fabiano Antoniani, morto il 27 febbraio con una procedura di suicidio assistito in Svizzera. In Italia il dibattito sul diritto all’autodeterminazione, “fine vita” e testamento biologico si riapre ciclicamente. È tornata di nuovo attuale, anche perché la Camera lavora a una nuova legge.

 

 

L'articolo 32 della Costituzione italiana stabilisce che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e nel 2001, su impulso del Consiglio europeo, l'Italia ha firmato (ma non ha ancora ratificato) la Convenzione di Oviedo del 1997, il primo trattato internazionale sulla bioetica che stabilisce che “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell'intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione”. In Italia il vuoto legislativo sul tema è dovuto al fatto che il Parlamento non ha mai ratificato la Convenzione né vi ha adeguato l’ordinamento.

 

Le sei differenti proposte che dovrebbero regolare il testamento biologico depositate in Parlamento (e in discussione alla Commissione Affari sociali della Camera in queste ore) sono parte di un disegno di legge intitolato “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”. La legge dovrebbe dare ai cittadini il diritto di scegliere a quali trattamenti sanitari essere sottoposti in caso non si fosse più in grado di intendere e di volere. La legge non riguarda dunque il suicidio assistito (come nel caso di Dj Fabo), né di eutanasia.

 

In particolare la regolamentazione del Dat è dettagliata nell’articolo 3. L’articolo 4 riguarda la pianificazione condivisa delle cure. L'articolo 2 dà disposizioni in caso di minori o incapaci ed è stato uno dei nodi principali di polemica in Commissione Affari sociali. Per i 5 Stelle "è stato tolto il diritto del minore, o dell'incapace di intendere e di volere, alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e decisione". Giacomo Rocchi, magistrato consigliere di Corte di Cassazione, membro dell'associazione Giuristi per la Vita, intervistato da IntelligoNews sostiene che “qualsiasi rifiuto di terapie per minori o incapaci è espresso da tutori, genitori o amministratori di sostegno. Queste persone possono essere fatte morire per decisione di altre persone”.

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