Calenda premier subito!

Serve un protezionismo mirato a difendere le industrie che sono considerate strategiche, ovvero peculiari e sistemiche per le connessioni profonde che esse hanno con l’economia nazionale

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Carlo Calenda al Forum The European House Ambrosetti a Villa d'Este (foto LaPresse)

Sono più che favorevole al discorso del ministro Calenda. Sono anni che invoco per l’Italia un protezionismo selettivo. Non ha nessun senso favorire un protezionismo doganale ma invece serve un protezionismo mirato a difendere le industrie che sono considerate strategiche, ovvero peculiari e sistemiche per le connessioni profonde che esse hanno con l’economia nazionale, soprattutto in un paese che non sopporta eccessi di competizione come il nostro. Il nostro capitalismo è un capitalismo alveolare, non come quello renano con radici ben piantate, ma nel quale ciascuno pensa al suo interesse. In questo contesto in cui la società civile non crea da sola delle reti di connessione è lo stato che deve farlo, secondo la scuola degli economisti di Cambridge, di Nicholas Kaldor, lezioni che sono state dimenticate perché nessuno oramai fa l’economista ma molti fanno gli aritmetici liberisti. Trovo altresì giusto che si unisca a tutto ciò un sistema welfaristico che contempli forme di reddito di cittadinanza come d’altronde si fa in tutta Europa. Ma bisogna smobilitare il sistema di sottrazione della sovranità che è stato applicato nei recenti decenni dalle eurocrazie seguendo la dottrina di Jean Monnet. Mi sembra d’altronde che la via di denazionalizzare l’Europa sia fallita e non a caso ora sopravvivono solo gli stati nazionali forti come la Germania che anzi ha trovato nella costruzione della comunità europea un modo per rinazionalizzarsi. Non vedo perché non dovremmo farlo anche noi.

 

Condivido anche la drammaticità delle parole di Calenda: abbiamo davanti a noi un ventennio al massimo nel quale se non ricreiamo un sistema di investimenti pubblico-privati faremo quello che Einaudi immaginava per l’Italia, saremo un paese di ristoratori, albergatori e cammellieri. Questo l’abbiamo evitato grazie alla massoneria illuminata come Francesco Saverio Nitti e ai cattolici tipo Felice Balbo. Ma mi sembra che di questo passo rischiamo di doverci affidare a settori non strategici quali turismo e buona cucina. Così l’Italia decade e questo significherà emigrazione di massa della popolazione italiana, fenomeno che si sta verificando anche al nord, mentre al contrario prosegue l’immigrazione dal sud del mondo. Mi sembra dunque che Calenda abbia ragione su tutta la linea. Salviamo il ministro Calenda, facciamo in modo che stia al governo e che abbia più potere. Calenda premier!

 

Giulio Sapelli è economista

 

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