Guai a chi governa

Noi italiani non leggiamo. Ma se si tratta di odiare chi comanda, il nostro istinto è cieco e sicuro

Renzi a Palermo, scontri tra studenti e forze dell'ordine

Renzi a Palermo, scontri tra studenti e forze dell'ordine (foto LaPresse)

Avevo intenzione di non votare, perché nonostante qualche sprazzo di buona volontà non ero mai riuscito a concentrarmi seriamente sulle ragioni mille volte ripetute del Sì e del No. Ma alla fine improvvisamente ho ceduto, anzi ho capito. Una curiosa convinzione (che purtroppo mi è congeniale) ha preso il sopravvento. Mi sono detto: voterò No al No. Ma secondo la scheda, No al No significa Sì, altra scelta non è prevista. Votare No perché non avevo le idee chiare, votare con tutti coloro che si sono tanto sdegnosamente inalberati contro il Sì, questo proprio No. Era una assurda compagnia. Ho voluto dire No ai Cinque stelle (pur avendo, prima, votato la povera Raggi) perché vengono  ancora presi per mano dall’orribile Grillo, l’uomo dell’eterno “vaffanculo” nella cui “pancia” (come dice lui) ribolle qualcosa di sordido (questo lo dico io). No a Salvini e alla sua bocca che si storce sempre di disprezzo quando parla di qualunque cosa, in particolare di migranti, cioè di vittime, e di Europa, di cui fare a meno è ormai (geopoliticamente) impossibile: perfino il vecchio Bossi, non si fida di lui, ne denuncia l’incapacità politica che dorme sotto le sue parole. No a D’Alema, che con quell’aria da professionista della politica non ha mai capito niente di società, parla e fa autorevoli smorfiette come se avesse ancora davanti una platea di devoti “comunisti” (si fa per dire) pronti a inginocchiarsi per un’alzata di ciglio del capo. No a Berlusconi, a cui Renzi piaceva parecchio, ma che lo ha tradito facendogli lo sgambetto come lui faceva con gli altri: Renzi gli stava scippando la riforma costituzionale che lui condivideva. E questa è la vera ragione forte di tutti i leader del No: Renzi (e non si poteva permetterlo!) minacciava di fare lui, ultimo arrivato, la riforma di cui si è parlato senza esito per decenni.

Renzi ha pagato il prezzo della sua arroganza, della sua diversità, della sua distanza dal vecchio ceto politico. Era un caso, questo del referendum costituzionale, in cui sarebbe stato responsabile aiutarlo anche mettendo tra parentesi i difetti della sua riforma. Che invece sono stati usati e riusati, irresponsabilmente, come ottimo pretesto per farlo fuori. Andava aiutato per aiutare la stabilità politica, per evitare crisi di governo e nuovi asfissianti scontri elettorali, perché mandare in giro all’estero sempre nuovi rappresentanti dell’Italia non può che diminuire la nostra già scarsa credibilità, e infine perché non si vedono all’orizzonte convincenti alternative. Non si vedono. Eppure ognuno dei partiti che hanno brandito rabbiosamente il loro No crede di essere o di avere in mano una buona alternativa. Ma Berlusconi è in crisi e non vuole certo Salvini, tutti e due non vogliono i Cinque stelle, che a loro volta non vogliono né Salvini né Meloni né Berlusconi né Sinistra italiana.

L’accozzaglia del No è stata senza dubbio un’accozzaglia impresentabile e politicamente sterile. Ora festeggia il frutto del proprio sadismo. Una festa un po’ sinistra. Vorrei vederli tutti in fila a brindare insieme, se ne avessero il coraggio: Bersani con Meloni, Fassina con Salvini, Grillo con l’amato Berlusconi. Il giovanotto fiorentino o giù di lì, il “ganzo”, il “guappo” è riuscito a farsi odiare. La parola “odio” non è forte, l’ho sentita ripetere diverse volte in quest’ultimo mese. L’odio per Renzi è stata la prima evidenza in tutto il corso della campagna referendaria. Odio per chi governa, odio per il giovane intruso che è arrivato a conquistarsi, solo contro tutti, un 40 per cento degli elettori. In Italia per stare al governo c’è sempre bisogno di “larghe intese” e di composite coalizioni che promettano a ognuno dei partecipanti di ostacolare l’altro, di paralizzare o annacquare l’azione di governo con la pratica dei “veti incrociati”. E’ vietato che qualcuno si metta in testa di farcela da solo.  Renzi non ha capito che il referendum era per lui la cosa più temibile perché gli italiani hanno in testa l’appartenenza di schieramento, di fazione e di partito, non sono individui e non riescono a votare per qualcosa e non contro qualcuno.

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  • bracciodiferro

    10 Gennaio 2017 - 15:03

    Questo articolo non sembra scritto dallo stesso Berardinelli che dirigeva Diario con Bellocchio e ha scritto in passato così bene su S. Weil. Vi sono riprese tutte le baggianate diffuse senza pudore da TV, grandi giornali, banche, finanzieri e confindustriali. Renzi solo contro tutti? Ma dove vive Berardinelli? Non si è nemmeno accorto che Berlusconi faceva solo finta di essere per il No. Il deprecato odio, poi, quando è motivato, è un sentimento utile; ma Berardinelli sembra provarlo solo nella sua forma più fisica. D'Alema sarà certamente odioso, ma la sua campagna per il No, condotta senza il sostegno di un apparato burocratico, in campo aperto, esposto alle insinuazioni di tipi come Umberto Galimberti e Paolo Crepet, è stata singolarmente coraggiosa. Nel lungo scontro sul referendum per la riforma costituzionali, qualcuno ha ritrovato se stesso, mentre molti hanno rinnegato la propria storia. Fabrizio D'Alfonso

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  • riflessivo

    08 Dicembre 2016 - 16:04

    Riflessivo Renzi da solo, ripeto da solo contro tutti, ha avuto il 40%, è una forza elettorale enorme(anche considerando che non tutti lo voterebbero) che Lui non deve assolutamente sprecare, è il voto di un'Italia che ragiona, che capisce il valore di una politica riformistica, il valore della polis come cultura, contro tutti coloro che gridano, votano con la pancia e/o per astio. Alla categoria di "gufi" e di "piagnoni" si è aggiunta o si è palesata la categoria degli sciacalli. Tutta questa gente non può e non deve assolutamente governare l'Italia, sarebbe la fine. Non intendo dire con ciò che nel no non ci sono ragioni, esempio, i giovani e meno giovani senza lavoro o le partite IVA, ero e sono fiducioso che Renzi avrebbe trovato una soluzione. Era necessario lasciare esplicare la sua azione di governo fino alla fine della legislatura.

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  • mauro

    06 Dicembre 2016 - 11:11

    Caro professor Berardinelli, anch'io, che ho votato sì anche se turandomi montanellianamente il naso, ho subito recepito come una nota stonata tra le Sue ragionevolissime , e purtroppo indiscutibili, considerazioni, il brevissimo accenno ai migranti come vittime. Che forse sono vittime davvero, anche se arroganti, ma non altrettanto vittime quanto quelli delle banlieues che hanno detto no a Renzi, votando con la pancia e non con il cervello. Non altrettanto vittime quanto lo sarà la civiltà europea. Forse Renzi non ha calcolato quanto potesse influire sull'esito del voto il disagio, legato all'immigrazione incontrollata, di tante persone sempliciotte. Gran parte del voto, sollecitato da Grillo proprio in questi termini, è stato infatti di pancia, in barba all'apologo di Menenio Agrippa, sulla buona fede di gran parte del voto di cervello, invece, è meglio stendere un velo pietoso. In ogni modo, una reattività latente all'argomento migranti c'è, ed è diffusa.

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  • e.cortuso

    06 Dicembre 2016 - 11:11

    Non sono d'accordo: Renzi m e' simpatico quando prende a pesci in faccia i vecchi politici, ed i vecchi politici sono simpatici quando prendono a pesci in faccia Renzi. Ma si votava non per il piu' simpatico od il meno simpatico ma per una riforma. Guardate che gli italiani leggono, e proprio perche' leggono l'hanno bocciata. Era scritta male, come molte leggi uscite da questo governo (vedi l'impallinatura della Madia e delle leggi sulle popolari), e le leggi scritte male prestano il fianco alla bocciatura. I risparmi non erano veri, le regioni venivano svuotate, tranne le costosissime regioni speciali, di leggi se ne producono fin troppe e troppo affrettatamente gia' cosi'. Se invece parliamo di Renzi, voi del Foglio (che ritengo sempre il miglior giornale della piazza) dovreste dimenticare iphone, app, startup, storytelling e simili squisitezze e girare a piedi l'Italia. Fate un giretto al MOI di Torino, ad esempio, e poi diteci del "nuovo che avanza".

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