La mossa di Barzani verso l’Iran

Al Dipartimento di Stato americano i discorsi di Barzani non sembrare sfoghi di un battuto e amareggiato

La mossa di Barzani verso l’Iran

Masud Barzani (foto LaPresse)

Da un paio di giorni Masud Barzani, che non parla più da presidente del Governo Regionale Curdo, dice cose grosse. Note ma grosse, a sentirle da lui. Dice, due giorni fa, che “noi (i curdi) stiamo rivedendo severamente i nostri rapporti con gli Stati Uniti”, e che “potremmo scoprire nei russi degli amici migliori”. Dice, ieri, che “americani e britannici erano al corrente dell’operazione militare irachena, che si servisse degli armamenti forniti da loro per combattere l’Isis, e che fosse guidata dagli iraniani”, e, quanto alla “relazione fra la Casa Bianca e il Kurdistan”, che non sa se esista. Dice che il referendum sull’indipendenza curda non è stato tenuto troppo presto, ma forse troppo tardi. Si deve pensare che lo sperimentato Barzani stia semplicemente sfogandosi? Si stia togliendo dalle scarpe il suo macigno? Qualcuno ne dubita, e suggerisce che Barzani stia giocando, in un modo appena allusivo, la carta più spericolata e imprevedibile, che non è il passaggio dal legame con la coalizione guidata dagli Usa a un patronato russo, ma una mossa verso l’Iran. A Newsweek Barzani ha detto che “le decisioni irachene sono in mano all’Iran, e i curdi non intendono affrontare gli iraniani né rivaleggiare con loro”, e, più insinuantemente, che “si deciderà in futuro” se la Regione Curda collaborerà con l’Iran o no. Basta conoscere un po’ degli storici salti di alleanze dei curdi e delle loro rispettive fazioni, anche i più scandalosi, per figurarsi che anche al Dipartimento di Stato i discorsi di Barzani non debbano sembrare sfoghi di un battuto e amareggiato. Pare che stia arrivando a Erbil una più impegnativa delegazione americana. Valli a capire questi curdi. E va’ a capire questi americani.

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