Dopo la primavera in Siria la gelata dura da sei anni

A definire Assad, ancora più delle centinaia di migliaia di morti e dei milioni di sbandati nei sei anni di guerra incivile, vale la tenacia con la quale resiste all’eventualità di farsi da parte

Dopo la primavera in Siria la gelata dura da sei anni

Sarà tutta questa fioritura e tutti questi starnuti e la vicinanza del 25 aprile, mi sono rimesso a pensare alla primavera dei popoli e alla primavera di Praga e alla rapidità piena di saggezza con la quale dalle nostre parti si è rinnegato il movimento che scosse i regimi mediorientali e si è giocato sull’inverno precoce che l’ha raggelato. In Siria la gelata dura da sei anni. Il fatto è che anche il 1848 – a nominare la primavera dei popoli fu un populista scientifico come Karl Marx – e anche la primavera di Praga, che era cominciata a gennaio e finì in agosto del 1968, furono represse sanguinosamente e restaurarono troni e instaurarono servi di tiranni. Anche allora ci fu chi si schierò, ubriaco di saggezza, dalla parte dei tiranni e dei loro servi. Nessuno di quei despoti restaurati, di quei tiranni e di quei servi avrebbe potuto vantare un record di propri sudditi morti ammazzati lontanamente paragonabile a quello di Bashar el Assad. A definire Assad, ancora più delle centinaia di migliaia di morti e dei milioni di sbandati nei sei anni di guerra incivile, vale la tenacia con la quale resiste all’eventualità di farsi da parte – da una parte dorata, peraltro – per consentire una qualche risalita dall’abisso di macerie e di dolore. Dev’essere per questo che vanno a farsi la fotografia con lui.

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