Miracoli e scissioni

Basta con questa storia di stare insieme per la patria, quando ci si odia è meglio il divorzio

Miracoli e scissioni

Michele Emiliano (foto LaPresse)

Premessa. Ci sono i cosiddetti gay, uno diverso dall’altro, sicchè Socrate non è Nureyev, e ci sono gli omosex, quelli che pensano di essere tutti uguali – omos – l’uno con l’altro, tutti figli dello stesso partito, e vorrebbero stare uniti, solo con qualche sfumatura di grigio o di rosso o di papavero. E invece no, è impossibile. Ciascuno differisce dall’altro, e fin da se stesso. D’Alema non è Renzi, mettetiamocelo bene in testa, e non è questione di giusto o ingiusto o bontà e cattiveria, D’Alema non è Renzi perché neppure Renzi è Renzi, tutto incessantemente trasmutando. Dio ci ha fatti diversi nei secoli e nei giorni, teniamone conto.

 

Tempo fa, forte della mia magia blu, invece di compiangere il povero Renzi ne decretai la vittoria, quale intravidi chiaramente nella sua sconfitta, che altro non era che il modo machiavellico di stanare i traditori per poi darli in pasto ai cani. Quel tempo è arrivavo, finalmente, e si spera che questa scissione si avveri che se no davvero è una gran rottura, ma di coglioni. Evviva il divorzio quando non se ne può fare a meno, quando l’odio ha superato ogni confine, perché non si tratta di ideologie eccetera, ma semplicemente di tirarsi un cazzotto, di spaccarsi il cranio, magari come nel film di Scorsese quando il grande Joe Pesci spappola la testa del suo sbeffeggiatore, con gran sollazzo dei cittadini spettatori, che questo altro non siamo, e vogliamo godercelo almeno questo, visto che paghiamo il biglietto, il bigliettone. La si smetta con questa storia di stare insieme a favore della patria, come lo si stesse a favore dei figli, qui non c’è nessun favore ma solo pestaggio allo stato puro. E questo spettacolo vogliamo vedere, i gladiatori in campo che si tirano fendenti e tessono reti per poi fiocinarci. Ben altra cosa è una coppia coniugale che si mena tutto il santo giorno tirandosi addosso i pentoloni, lì c’è la carne dei coniugi e dei figli in ballo e la chiesa, e Dio, tutta roba buona, vera e santa; in parlamento, che davvero par un lamento, ma finto anche quello, non c’è nulla, neppure il nulla, i contendenti vogliono solo accopparsi, lo facciano perdiana, si accoppino che tanto chissenefrega, non ci sarà un bambino a piangere e nemmeno un vecchio, nessuno piangerà, manco il figlio del deputato, che a quell’ora sarà a sollazzarsi nel Dubai o giù di lì. La separazione del Pd è una finzione, il modo di salvar baracca, burattini e poltrone, niente a che fare con i comunisti di Occhetto quando ancora c’era amore e odio in versione allucinata. Guerra ora, guerra totale, massacro, che tanto non c’è niente da massacrare. E’ un colpire nel nulla, il partito del sei per cento nascerà morto al novantanove per cento. E noi cittadini? Giochiamo a risiko che ti rosico, i cittadini sono come i bambini che assistono a questa battaglia e fanno il tifo un po’ per l’uno un po’ per l’altro, e li votano e no, e li votano o no, e l’amore è una camera a gas…

 

Il Pci era una famiglia patriarcale assoluta, chi minimamente sgarrava furiosamente era cacciato, chi accennava a possibili alterità se ne usciva con il partito che gli tirava dietro le bombe. Giolitti e amici si presero un sacco di insulti ma se ne stettero composti. Ora ci s’insula con le buone, dicono di volersi bene, in fondo, si riconciliano persino mentre se le danno di santa ragione ma una speranza c’è sempre, come no, Emiliano Zappata, la Scissione della Secessione, “a meno di un miracolo”. Ecco, questo tirare sempre in ballo “il miracolo a meno di…” mi dà sui nervi eccome, Dio non fa miracoli a quelli lì, manco se si tagliano il pene. Miracolo de’ che, miracolo del Santo Prepuzio? La chiesa lo tenne in vigore per duemila anni, poi all’improvviso decretò la morte dell’anima a chi spacciasse per tale un lembo di carne o solamente osasse parlarne.

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