Chi paga il controllo delle frontiere europee contro i migranti irregolari?

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Washington Post, Nacion, Pais, Les Echos, Guardian

Chi paga il controllo delle frontiere europee contro i migranti irregolari?

Le donne dell'Est? Non parliamone più

 

Madrid, 21 mar - (Agenzia Nova) - Dopo la puntata dedicata alle virtù delle donne dell'Est Europa nella vita di un uomo italiano, il programma "Parliamone sabato" scompare dal palinsesto della Rai: la dirigenza di Vile Mazzini si scusa e rinnega da cima a fondo l'iniziativa. La vicenda è ampiamente ripresa dalla stampa spagnola che non ha timori nell'elencare il catalogo di sessismo di cui è stata capace la trasmissione e, in parte, l'intera cultura italiana. In studio si è parlato del "fisico di marmo" delle donne dell'Est dopo il parto, del fatto che non mettono il broncio e che sono sempre disposte a fare i lavori domestici. Un tema "surrealista", riporta incredulo "El Mundo". "Gli uomini italiani che hanno partecipato al dibattito ridevano e scherzavano continuamente e si producevano in ogni genere di commento offensivo", scrive "El Pais" facendo la cronaca del "vergognoso dibattito". Il decalogo delle virtù della donna dell'Est è una lista che miscela sessismo, razzismo e un aspetto che abbonda nella società italiana: il machismo", scrive "Abc".

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L’Italia cerca una soluzione alla crisi migratoria

 

Parigi, 21 mar - (Agenzia Nova) - Un anno dopo l'accordo concluso con la Turchia per sbarrare la rotta migratoria balcanica, l'Unione Europea cerca di realizzarne uno simile con la Libia nonostante il caos politico che regna in quel paese: così il quotidiano francese "Les Echos" sintetizza la situazione in apertura di un articolo del suo corrispondente da Roma Olivier Tosseri sull'incontro del gruppo di contatto sul Mediterraneo che ieri lunedì 20 marzo si è svolto con il coordinamento del ministro degli Interni italiano Marco Minniti con l'obbiettivo di gestire efficacemente e durevolmente i flussi migratori diretti verso la Penisola; vi hanno partecipato il capo del governo libico di unione nazionale Fayez al Sarraj ed il commissario Ue alle Migrazioni Dimitris Avramopoulos, oltre ai ministri degli Interni di diversi paesi europei e di quelli magrebini. Tosseri prevede che l'intensità della crisi migratoria rischia di raddoppiare con l'arrivo della primavera e ricorda che già nella sola giornata di domenica scorsa 19 marzo ben 3.300 persone sono state soccorse nel Mar Mediterraneo, portando ad oltre 20 mila il numero degli arrivi di migranti in Italia dall'inizio dell'anno con un aumento del 36 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016. Minniti, riporta "Les Echos", ha spiegato come obbiettivo dell'incontro fosse quello di "gettare le basi di una gestione sempre più condivisa dei flussi migratori con politiche di sviluppo, di intervento sociale, di controllo delle frontiere e di rimpatri". Chi ne pagherà i costi? L'Ue ha già stanziato 200 milioni di euro ma il governo libico stima che il controllo delle sue frontiere e delle sue acque territoriali costerà almeno altri 800 milioni necessari alla fornitura di decine di stazioni radar e mezzi di sorveglianza tra imbarcazioni, elicotteri e veicoli terrestri. Per rendere efficace questa cooperazione, una missione del gruppo di contatto si recherà in Libia entro la metà del prossimo mese di aprile; mentre un centro operativo per gestire le operazioni di soccorso nelle acque internazionali, attualmente coordinate da Roma dalla Guardia costiera italiana, potrebbe a breve essere installato in territorio libico se lo permetteranno le condizioni di sicurezza. L'Italia, sottolinea "Les Echos", sta affrontando in prima linea la crisi migratoria ed ha reiterato la richiesta di una maggiore solidarietà da parte dei partner europei: "L'Ue deve svolgere la sua parte, la geografia non può essere la sola a decidere chi debba assumersi le principali responsabilità", ha detto il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni.

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Migrazioni, l‘Italia e i suoi vicini settentrionali rafforzano la cooperazione con il governo libico

 

Washington, 21 mar - (Agenzia Nova) - L‘Italia e i suoi vicini europei settentrionali hanno concordato ieri di rafforzare la cooperazione con il governo di accordo nazionale libico per rafforzare i pattugliamenti al largo del paese nordafricano e contrastare più duramente le attività dei trafficanti di esseri umani. I ministri dell‘Interno dei paesi più direttamente interessati dalla crisi migratoria del Mediterraneo occidentale – Italia, Francia, Germania, Slovenia, Svizzera, Austria e Malta – si sono riuniti a Roma per un incontro del gruppo di contatto Ue-Africa sui migranti, proprio mentre le navi della Guardia costiera italiana sbarcavano nella Penisola 3 mila migranti soccorsi nel corso del fine settimana. All‘incontro hanno preso parte anche il ministro dell‘Interno tunisino e il premier libico Fayez al Sarraj. Il governo italiano ha annunciato che l‘addestramento dei primi ufficiali della Guardia costiera libica è quasi ultimato, e che presto l‘Italia consegnerà al paese nordafricano le prime motovedette per il pattugliamento delle acque territoriali. „E‘ chiaro che nessuno ha in tasca la soluzione definitiva al problema – ha detto il ministro dell‘Interno italiano, Marco Minniti, „ma abbiamo un obiettivo comune: non di inseguire o subire il fenomeno migratorio, ma di governarlo“.

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Mafia, "l'insolito" avvertimento di Mattarella

 

Buenos Aires, 21 mar - (Agenzia Nova) - Il quotidiano argentino "La Nacion" riporta la cronaca della giornata della lotta contro la mafia, centrando lo sguardo sulle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "La mafia e ancora forte, ancora presente. Controlla attività economiche, legali e illegali, cerca di controllare pezzi di territorio, cerca di infiltrarsi in ogni ambiente". Quelle contro il "flagello del crimine organizzato" sono "parole forse mai dette prima con una simile forza da un capo di Stato", segnala l'articolo.

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Gucci, Versace, D&G: i marchi di punta mirano alla moda per bambini

 

Londra, 21 mar - (Agenzia Nova) - L'abbigliamento per bambini, riferisce il settimanale britannico "The Observer", sta registrando un boom: nel 2015, secondo i dati di Euromonitor, le vendite globali hanno raggiunto 135,6 miliardi di dollari, il dodici per cento del totale, con una crescita superiore sia all'abbigliamento femminile che maschile. Il segmento interessa sempre di più le case di moda: Gucci, D&G, Chloé, Roberto Cavalli, Moncler, Fendi, Versace, Burberry.

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Panorama internazionale

 

Theresa May (foto LaPresse)


 

Genocidio in Ruanda: davanti a Paul Kagamé, Papa Francesco "implora il perdono di Dio"

 

Parigi, 21 mar - (Agenzia Nova) - Per la prima volta il presidente del Ruanda Paol Kagamé ieri lunedì 20 marzo è stato ricevuto in Vaticano da Papa Francesco. Dopo il genocidio dei Tutsi nel 1994 e l'arrivo al potere in Ruanda di Kagamé, le relazioni tra il piccolo paese africano e la Chiesa cattolica sono particolarmente difficili: in effetti numerosi preti hanno partecipato ai massacri che fecero almeno 800 mila morti e più volte il nuovo governo ruandese ha accusato la Chiesa di essere stata troppo vicina al regime genocida che l'aveva preceduto. Secondo il comunicato vaticano emesso al termine dell'udienza, il Papa ha espresso "la profonda tristezza sua, della Santa Sede e della Chiesa per il genocidio perpetrato contro i Tutsi" ed ha "implorato il perdono di Dio per i peccati e le manchevolezze della Chiesa e di troppi dei suoi membri che hanno ceduto all'odio ed alla violenza tradendo la propria missione evangelica".

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Eurogruppo: il posto di Dijsselbloem sempre nel mirino della Spagna

 

Madrid, 21 mar - (Agenzia Nova) - Il ministro delle Finanze spagnolo Luis de Guindos ricorda che "in teoria" non è candidato alla presidenza dell'Eurogruppo. Ma il risultato delle elezioni nei Paesi Bassi, e il conseguente indebolimento del peso politico di Jeroem Dijsselbloem hanno riacceso l'interesse della stampa spagnola per un incarico cui Madrid pensa da tempo. Dijsselbloem assicura che nonostante la batosta subita alle urne dal suo partito il suo posto da ministro delle Finanze, stante la prevedibile lunghezza delle trattative per la formazione di un nuovo governo, non è ancora in bilico. E che il mandato alla guida dell'Eurogruppo scade non prima di gennaio. Con lui, scrive "El Mundo", ci sono il governo olandese e la Germania, impegnati a far sopravvivere il ruolo da presidente anche oltre la scadenza degli incarichi ministeriali nazionali, ma "la Spagna (in cerca di alleati) confida di poter mandare a casa colui che nel 2015 aveva sconfitto Luis de Guindos". Il ministro delle Finanze, "non ha mai smesso di aspirare al posto. Che possa ottenerlo è estremamente complicato", dal momento che esponenti del Partito popolare europeo sono già alla guida della Commissione, del Consiglio e dell'Europarlamento. È probabile che "Guindos non ottenga il posto (anche se non ci sono molti altri candidati potenziali), ma non sembra avere intenzione di lasciare che l'olandese possa rimanere in carica o prolungare il mandato per altre vie", scrive la testata. Di fronte ai tanti scenari messi in campo, pubblicamente lo spagnolo si mantiene prudente: "Le regole dell'Eurogruppo, come tutti sanno, sono un po' evanescenti", ma ad ogni buon conto esiste un tema di "legittimità, di buon senso e sono convinto che Dijsselbloem e tutti noi sapremo applicare il buon senso", ha detto il ministro stuzzicato sull'eventualità che il presidente dell'organismo possa non avere un incarico ministeriale in patria. La "principale strategia" dell'olandese per mantenersi nel posto passa per "trasformarsi nel portavoce della corrente ortodossa rappresentata dal ministro tedesco Wolfgang Schoeble", spiega "Abc" citando un passaggio "sessista e di grana grossa" dell'intervista concessa al quotidiano "Frankfurter Allgemeine". "Come socialdemocratico attribuisco alla solidarietà una importanza eccezionale", ha detto l'olandese parlando del'aiuto prestato ai paesi paesi colpiti dalla crisi dell'euro. Ma chi la richiede - i paesi del Sud, osserva la testata - "deve anche avere obblighi. Uno non può spendere tutto il denaro in alcol e donne e poi chiedere di essere aiutato". Per il quotidiano "El Pais" Madrid potrebbe in realtà contare sull'appoggio di Berlino e degli altri paesi "dell'orbita del centrodestra", ma è cosciente che "a meno di sorprese", i popolari non possono chiedere più di quanto hanno.

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Francia, anche il ministro Le Roux ha impiegato le figlie come collaboratrici parlamentari

 

Parigi, 21 mar - (Agenzia Nova) - Dopo lo scoppio dello scandalo "Penelpoe-gate" che ha investito il candidato del centro-destra Francois Fillon alle elezioni presidenziali francesi di aprile-maggio, l'opinione pubblica in Francia è diventata particolarmente sensibile alla questione dell'impiego da parte di esponenti politici di propri familiari come collaboratori parlamentari; e così ieri sera lunedì 20 marzo la trasmissione "Quotidien" della rete televisiva "Tmc" ha rivelato che anche l'attuale ministro dell'Interno, Bruno Le Roux, ha ceduto a questa "debolezza": le sue due figlie hanno goduto di ben 24 contratti di collaborazione a tempo determinato tra il 20s09 al 2016, quando erano semplici liceali e poi studentesse universitarie, ricevendo dalle casse del Parlamento complessivamente 55 mila euro. La notizia è stata confermata dallo staff del ministro, che si è giustificato sostenendo che si sia trattato di "lavoretti estivi" effettivamente svolti dalle sue figlie adolescenti. Il ministro è stato convocato oggi martedì 21 marzo a Palazzo Matignon, la sede del governo, per dare spiegazioni al primo ministro Bernard Cazeneuve.

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Regno Unito: Theresa May avvierà l'iter della Brexit il 29 marzo

 

Londra, 21 mar - (Agenzia Nova) - La premier del Regno Unito, Theresa May, invocherà la clausola di uscita dall'Unione Europea, l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, il 29 marzo, dando il via ai due anni di negoziato previsti, salvo proroghe concordate dalle parti, per definire i termini del divorzio. Downing Street ha anticipato l'annuncio per preparare i mercati; la sterlina si è deprezzata dello 0,4 per cento in meno di un'ora subito dopo la notizia. Circa settanta parlamentari, prevalentemente conservatori, hanno inviato una lettera al direttore generale della Bbc, Tony, Hall of Birkenhead, e alla presidente del Bbc Trust, Rona Fairhead, per esortare l'emittente televisiva a restare imparziale.

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Francia, il primo dibattito tv presidenziale non è stato decisivo

 

Parigi, 21 mar - (Agenzia Nova) - Il dibattito tv tenutosi in Francia ieri sera lunedì 20 marzo tra candidati alle presidenziali è stato "denso, serio, pedagogico ... ma non ancora decisivo": così il popolare quotidiano "Le Parisien" ha sintetizzato sin dal titolo di prima pagina l'esito dello scontro televisivo che ha dato il via alla vera e propria campagna in vista delle elezioni di aprile-maggio. Si è trattato di un primo dibattito, esso stesso una "prima" perché mai finora era stato organizzato in Francia un confronto tv a più voci in vista del primo turno elettorale; altri due eventi sono previsti prima dell'appuntamento con le urne del 23 aprile prossimo. I candidati ammessi alla consultazione sono undici, ma "Tf1", la principale rete francese, ha deciso di invitare solo i cinque a cui i sondaggi attribuiscono i maggior numero di intenzioni di voto: nell'ordine la leader del Front national Marine Le Pen, l'indipendente di centrosinistra Emmanuel Macron, il candidato del centro-destra Francois Fillon, il socialista Benoit Hamon e l'esponente dell'estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon. La trasmissione era molto attesa ed è durata ben tre ore, ma non ha registrato alcun momento di tensione né ha vissuto di veri e propri scontri: imbrigliati dalle raccomandazioni dei propri consiglieri, che li avevano probabilmente messi in guardia da uscite intempestive, i cinque hanno preso tempo ad ingranare ed entrare in partita. Il dibattito si è scaldato solo nella seconda parte, quando i candidati sono stati interrogati dai giornalisti presenti in studio delle questioni legate alla laicità dello Stato e quindi a quelle dell'identità della Francia e dei francesi. Ma il primo vero scontro, ed anche l'unico, si è verificato a sinistra: il socialista Hamon ha apertamente attaccato il candidato del movimento "En Marche!" ("In Marcia!", ndr) Macron, accusandolo di essere al soldo dei grandi gruppi finanziari ed industriali. Il giovane ex ministro dell'Economia si è difeso in maniera impacciata, poi ha dovuto incassare da ogni lato bordate che lo hanno messo piuttosto in difficoltà: dato per vincente dai sondaggi al secondo turno di ballottaggio del 9 maggio, è chiaro che è lui l'avversario da battere; ed è altrettanto evidente che proprio la sua formazione nella banca Rotschild è il suo tallone d'Achille. Ad ogni modo, scrive "Le Parisien", i cinque principali candidati presidenziali hanno potuto esporre i propri programmi, da buoni scolaretti, ma nessuno di loro è riuscito davvero a fare la differenza: l'appuntamento è rimandato al prossimo dibattito tv del 4 aprile.

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