E' il giorno della Consulta, arbitro della battaglia sulla legge elettorale

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di New York Times, Monde, Time, Bloomberg

E' il giorno della Consulta, arbitro della battaglia sulla legge elettorale

Grillo apprezza gli "uomini forti" Trump e Putin

 

Londra, 24 gen - (Agenzia Nova) - Beppe Grillo, fondatore e leader del Movimento 5 stelle, che potrebbe governare l'Italia dopo le prossime elezioni politiche, ha confermato la svolta a destra, esprimendo apprezzamento per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e per quello della Russia, Vladimir Putin: a suo parere, riferisce il quotidiano britannico "The Times", il mondo ha bisogno di "statisti forti" come loro. Grillo, inoltre, ha ribadito le critiche contro l'Unione Europea e la volontà di indire un referendum sull'appartenenza all'area dell'euro.

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Draghi, Italia ed Europa hanno bisogno di figure unificatrici

 

New York, 24 gen - (Agenzia Nova) - Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha ricevuto ieri a Santena (Torino) il Premio Cavour per aver "saputo mantenere l'indipendenza della Bce". Ritirando il premio, Draghi ha citato l'esempio del padre dell'Unità italiana cui il riconoscimento è dedicato: in particolare, "la sua maestria nel saper tener conto con ambizioso realismo degli interessi in gioco, la sua capacità di tenere assieme le forze interne ed esterne del paese". Draghi ha definito Cavour un esempio "specialmente in questi giorni ricchi di richiami a cupi passati".

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La Corte costituzionale italiana, arbitro della battaglia sulla legge elettorale

 

Parigi, 24 gen - (Agenzia Nova) - La giornata di oggi martedì 24 gennaio in Italia è attesa come uno spartiacque, una scadenza a cui tutti si riferiscono: tanto infatti la questione da molti mesi alimenta il dibattito politico italiano. Lo scrive sul quotidiano francese "Le Monde" il suo corrispondente da Roma Jérôme Gautheret in riferimento alla sentenza che la Corte costituzionale dovrebbe adottare sulla legge elettorale soprannominata "Italicum" concepita dal governo dell'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi come complemento della riforma delle istituzioni bocciata nel referendum dello scorso 4 dicembre. Sulla base di questa sentenza, ricorda "Le Monde", nelle prossime settimane e mesi i partiti politici saranno costretti a trovare un accordo per elaborare una nuova legge elettorale necessaria per lo svolgimento delle prossime elezioni politiche, che dovranno svolgersi al massimo nella primavera del 2018. Quello che si apre è un cantiere vasto, complesso e carico di retropensieri: Gautheret cerca di riassumere le posizioni dei principali partiti politici italiani, che devono confrontarsi con l'obbligo di trovare un equilibrio tra il principio proporzionale a garanzia della rappresentatività degli eletti ed una certa dose di maggioritario necessaria a costituire una maggioranza in grado di governare il paese. Ed è proprio qui che intervengono i retropensieri, ad un anno dal voto, alimentati dai sondaggi di opinione. Il paradosso, scrive l'autore dell'articolo, è che sia il Partito democratico (Pd) ancora diretto da Renzi in qualità di suo segretario nazionale, che il Movimento 5 stelle (M5s) di Beppe Grillo, sono entrambi interessati ad una legge prevalentemente maggioritaria e vorrebbero andare a votare al più presto; similmente, sia il capo storico della destra moderata Silvio Berlusconi che l'estrema sinistra preferirebbero spostare in avanti l'appuntamento elettorale, per avere il tempo di riorganizzarsi, e sono favorevoli ad una legge prevalentemente proporzionale per poter tornare a contare in un futuro Parlamento tripolare. Il dibattito si annuncia lungo ed infinitamente complesso, prevede il "Monde", per la gioia dei virtuosi della "cucina parlamentare".

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L'Italia alle prese con la nuova legge elettorale e un accumulo di problemi irrisolti

 

New York, 24 gen - (Agenzia Nova) - Dopo un primo mese turbolento alla guida del paese, il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni conoscerà forse questa settimana la scadenza del suo governo, mentre la Corte costituzionale torna ad esprimersi in merito alla legge elettorale. Un pronunciamento netto, che offra una via d'uscita agevole allo stallo sul fronte elettorale, potrebbe aprire le porte delle urne ai cittadini italiani già nel mese di giugno. In caso contrario, il premier Gentiloni rimarrà quasi certamente al governo sino alla scadenza del mandato, a inizio 2018. Gentiloni ha dovuto far fronte, nelle ultime settimane, a una serie di crisi ed emergenze - dalle banche ai disastri naturali, dai diverbi sul deficit con Bruxelles sino al recente declassamento dell'Italia - e persino a un intervento chirurgico.

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Rigore o spesa pubblica? Le lezioni dell'esempio italiano

 

Parigi, 24 gen - (Agenzia Nova) - Il giornale francese "Le Figaro" ha pubblicato ieri lunedì 23 gennaio un intervento di Andrea Bonanni, giornalista del quotidiano italiano "La Repubblica", che analizza i risultati della lunga battaglia condotta dall'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi per guadagnare maggiore flessibilità da parte della Commissione europea in materia di conti pubblici dell'Italia: Bonanni ne conclude che la la competitività di un paese è la chiave per ottenere una crescita economica sostenuta; sia che l'obbiettivo sia raggiunto riducendo la spesa pubblica superflua che aumentando gli investimenti produttivi, o meglio ancora utilizzando entrambi questi strumenti di politica economica.

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Panorama internazionale

 

 


 

L'Opus Dei elegge il suo nuovo prelato

 

Parigi, 24 gen - (Agenzia Nova) - Il nome del nuovo superiore generale dell'Opus Dei si dovrebbe conoscere oggi martedì 2 gennaio o al massimo domani mercoledì 25: da ieri infatti 94 preti di questa opera religiosa sono riuniti a Roma ed hanno cominciato a votare per eleggere il successore di monsignor Xavier Echevarria deceduto il 12 dicembre scorso. Una volta eletto, il nome del prescelto sarà trasmesso in segreto a Papa Francesco che, secondo regolamento, lo nominerà ufficialmente alla testa dell'Opus Dei.

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La propaganda russa insidia le elezioni europee

 

Amburgo, 24 gen - (Agenzia Nova) - I Servizi segreti degli Stati Uniti accusano la Russia di aver influenzato le elezioni presidenziali Usa dello stesso novembre. L'Europa teme che lo stesso possa avvenire in occasione delle elezioni politiche dei Paesi Bassi e in Francia, la prossima primavera, e di quelle in Germania il prossimo autunno: tutti appuntamenti elettorali su cui incombe l'incognita dell’avanzata dei partiti populisti di destra. Il Servizio europeo di azione esterna (Seae) mette in guardia da una possibile influenza di Mosca. Il lavoro della task force per prevenire eventuali intromissioni esterne è cominciato a settembre del 2015, anche se la squadra ha solo undici dipendenti e non dispone di un budget proprio. L'agenzia, scrive lo "Spiegel", ha documentato sinora "2.500 casi di disinformazione". “C'è una campagna di disinformazione enormemente vasta, parzialmente organizzata contro l’Ue, i suoi politici e i suoi principi”, è la conclusione dei funzionari del “Seae”. Il cancelliere Angela Merkel sarebbe il bersaglio privilegiato di questa "campagna propagandistica", specie per quanto riguarda le politiche sui rifugiati e le sanzioni europee alla Russia. I funzionari del Seae non esitano a puntare l'indice contro la Russia, che avrebbe adottato la propaganda e la disinformazione quale "strumento sistematico della politica dello Stato". I Servizi tedeschi affermano di poter dimostrare che da anni Mosca alimenta le divisioni all'interno dell'Unione Europea, servendosi di portali d'informazione quali “Sputnik News” e “Russia Today”, oltre a Ong che celano "troll" della disinformazione e hacker.

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Francia, profumo di imbroglio sulle primarie della sinistra

 

Parigi, 24 gen - (Agenzia Nova) - Infuriano le polemiche in Francia sui risultati del primo turno delle primarie del Partito socialista (Ps) e dei suoi alleati della sinistra governativa tenutosi l'altroieri domenica 22 gennaio: ne parlano oggi tutti i quotidiani francesi, ma il "La" è partito da "Le Parisien" che per primo ha denunciato le incongruenze dei dati forniti dalla cosiddetta "Alta autorità delle primarie cittadine". Ad essere contestato non è tuttavia il risultato che assegna il primo posto all'ex ministro dell'Economia partecipativa Benoit Hamon, relega l'ex primo ministro Manuel Valls al secondo posto, piazza al terzo l'ex ministro dell'Economia Arnaud Montebourg e distribuisce le briciole ai quattro restanti candidati "minori". Al centro dell'imbroglio c'è invece il dato della partecipazione popolare alle primarie della sinistra, che secondo i vertici socialisti sarebbe stata di circa 2 milioni di votanti: il fatto è che intorno a questo dato nel corso delle 24 ore seguite alla chiusura dello scrutinio si è verificato un imbarazzante balletto di cifre. Il sospetto è che la vera affluenza sia stata abbondantemente inferiore a quel milione e mezzo di elettori che il segretario organizzativo del Ps, Jean-Cristophe Cambadélis, aveva indicato come la soglia minima per poter definire queste primarie un successo: presi dal panico per quello che si profilava come un fallimento, i vertici socialisti avrebbero manipolato le cifre sul sito ufficiale; salvo farlo in modo così evidente da essere appunto immediatamente scoperti dal "Parisien". Il quale pubblica un florilegio di reazioni che vanno dalla feroce ironia degli avversari politici del Ps all'indignazione di diversi esponenti socialisti per la pessima figura fatta. In vista delle elezioni presidenziali di aprile-maggio, questa maldestra gestione e la scarsa partecipazione popolare avvantaggia i rivali diretti del Ps: il candidato dell'estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, e soprattutto l'ex ministro Emmanuel Macron che si presenterà da indipendente con un programma di centro-sinistra; entrambi puntano a svuotare di credibilità le primarie socialiste e gioirebbero in caso di ulteriore insuccesso del secondo turno di domenica 29 gennaio. Sul piano interno ai Socialisti, la polemica odierna rievoca i traumi del congresso di Reims del 2008, che l'attuale ministra dell'Ambiente Ségolène Royal accusa ancore di esserle stato "rubato" dall'attuale sindaca di Lille, Martine Aubry. La quale a sua volta utilizzò una frase ormai celebre per definire la vittoria di Francois Hollande alle primarie del 2011: "Quand c'est flou, y a un loup" (grosso modo, "Quando c'è incertezza, c'è puzza di imbroglio"; la traduzione tuttavia non rende l'efficacia dell'effetto dato dalla rima; ndr). Ad ogni modo, secondo il parere unanime dei commentatori, l'intera vicenda non fa che aggiungere veleni ad uno scontro che rischia di distruggere il Partito socialista e la sinistra francese di governo.

Continua a leggere l'articolo del Parisien

 


 

Regno Unito: attesa per la sentenza della Corte Suprema

 

Londra, 24 gen - (Agenzia Nova) - Il Regno Unito, riferisce la stampa britannica, attende la sentenza della Corte Suprema sul potere del governo di invocare la clausola di uscita dall'Unione Europea senza un voto del parlamento. Il presidente della Corte, David Neuberger, leggerà una sintesi della decisione alle 9.30 (10.30 in Italia), in diretta televisiva; le parti la riceveranno poco prima. Intanto il Labour, la principale forza di opposizione, sta pensando, in caso di sconfitta giudiziaria dell'esecutivo, di proporre emendamenti alla legislazione sull'invocazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona. In Galles sia il partito nazionale (Plaid Cymru) che i liberaldemocratici si sono espressi contro l'uscita dal mercato unico. L'Irlanda del Nord, infine, potrebbe bloccare l'attivazione dell'iter se i giudici supremi stabilissero che Belfast ha voce in capitolo sulla questione.

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Usa, il primo atto ufficiale di Trump è l'abbandono del Tpp

 

New York, 24 gen - (Agenzia Nova) - Il primo provvedimento ufficiale firmato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump rivoluziona la politica commerciale Usa e conferma gli indirizzi illustrati dal nuovo inquilino della Casa Bianca nel corso della campagna elettorale. Trump ha firmato ieri tre decreti presidenziali, a partire dall'abbandono dell'Accordo di libero scambio trans-Pacifico (Tpp): un ambizioso progetto su cui la precedente amministrazione contava per accelerare l'integrazione economica degli Stati Uniti con 12 dinamiche economie del Pacifico, e al contempo per "contenere" la penetrazione commerciale cinese in quella regione. La firma posta da Trump in calce al provvedimento segna anche una netta rottura con l'ortodossia repubblicana, che ritiene il commercio globale un efficace strumento di ampliamento dell'influenza Usa. E' vero - ammettono i principali quotidiani Usa - che a dispetto dei ripetuti tentativi di Obama, il Tpp non aveva ottenuto l'approvazione del Congresso, e che l'accordo era stato criticato anche dalla candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton. Il trattato, però, era il pilastro su cui poggiava la dottrina geopolitica della precedente amministrazione. Trump ha commentato la firma del provvedimento, ripresa dalle telecamere, con poche parole: "Abbiamo reso un grande servizio ai lavoratori americani". Come scrive Gerald F. Seib sul "Wall Street Journal", Trump non ha voluto perdere tempo: ha inaugurato il suo mandato lancia in resta, dichiarando guerra all'establishment di Washington, ai media e ai leader della minoranza democratica al Congresso. Secondo il sondaggista e consulente repubblicano Alex Castellanos, Trump "non gode di alcuna luna di miele perché non c'è stato nessun matrimonio. Ha dichiarato guerra all'establishment di Washington durante la campagna elettorale, e con grande sorpresa della stessa Washington, sta dimostrando che diceva sul serio". Non è ancora chiaro se questo "approccio pugilistico" gioverà davvero al presidente e dalla sua amministrazione, scrive Seib, o se sia piuttosto il sintomo di una deleteria assenza di autocontrollo da parte del presidente: un'assenza di autocontrollo, afferma l'opinionista, emersa già nel fine settimana, quando Trump si è intestardito ad assecondare la polemica dei media in merito all'effettivo successo di pubblico della sua cerimonia di inaugurazione.

Continua a leggere l'articolo del New York Times

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    24 Gennaio 2017 - 15:03

    Ecco il grande errore nella nascita della Repubblica: una nazione che si rispetti doveva avere una legge elettorale e non cambiare sempre, a seconda le convenienze. Guardiamo gli Usa: nel novembre del 2018 si recheranno alle urne per le elezioni di medio termine e nel novembre del 2020 andranno alle urne per eleggere il presidente che potrà essere ancora Trump(solo due mandati , emendamento nella Costituzione) o un altro. Personalmente sono del parere che bisogna prendere sistemi collaudati, una volta per sempre per evetare leggi ad uso e consumo di qualche potente(leggi maggioranza) di turno.

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