Anche l’economia ci può curare? Domande per un buon “dialogo”

Come ritrovare lo spazio dei valori fondanti della nostra vita? Come ricostruire riferimenti essenziali? Se ne parla lunedì 15 maggio alle 20,30 al Teatro Studio Melato durante la terza serata dei “Dialoghi di vita buona”

Anche l’economia ci può curare? Domande per un buon “dialogo”

Foto pexels.com

Dice il cardinale Angelo Scola: “Guardando alla finanza e all’economia e al peso che queste realtà hanno sulla vita di ciascuno di noi dobbiamo porci una domanda: l’inevitabilità di buone regole, per la finanza e per l’economia consente a queste dimensioni personali e sociali di concepirsi al di fuori di una visione globale di senso della vita umana? Bisogna che, senza alterare le regole, ci si impegni a mostrare in esse che l’economia e la finanza hanno questa cura necessaria per l’uomo. Ed è a questo punto entrano in campo categorie a cui Papa Benedetto prima e Papa Francesco hanno fatto riferimento, come il gratuito, il dono e la categoria stessa di cura”. Una cura, applicata all’economia e al lavoro, al mondo del volontariato e del Terzo settore, alla politica e al governo e anche il suo risvolto teologico.

  

Lunedì 15 maggio alle 20,30 al Teatro Studio Melato durante la terza serata dei “Dialoghi di vita buona” si parlerà, appunto, di “L’economia ci cura?”. Relatori lo stesso arcivescovo di Milano, il professore della Bocconi Severino Salvenimi, Alberto Martinelli, docente della Statale, l’imprenditrice Marina Salomon e il direttore di Vita, il giornale del no profit, Riccardo Bonacina. Due domande forti: nello scenario che si va delineando, dominato dalla tecnica e da un ruolo preponderante di finanza ed economia (anche nella sanità-business, come ben sappiamo proprio a Milano), come ritrovare lo spazio dei valori fondanti della nostra vita? Come ricostruire i quadri di riferimento essenziali che diamo senso all’esistenza umana?

 

Prova a rispondere monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per Cultura, Carità, Missione e Azione sociale: “Cura non significa solo cura medica ed educativa. Si deve parlare anche di lavoro e di religione. Ci vuole una politica che si curi del cittadino. Con una identità europea che risponda ai bisogni del senso del futuro. Un’economia capace di rigenerare i legami. Una cura che diventi potente e comprensiva di tutte le esperienze umane da annoverare anche un vero inedito per la nostra cultura”. Alberto Martinelli, membro del Comitato scientifico dei “Dialoghi” aggiunge due parole: democrazia e rappresentatività. “In questi dialoghi sul tema della cura merita attenzione la dimensione politica. E’ bene interrogarsi sulla qualità della nostra democrazia. In un sistema politico democratico i rappresentanti eletti devono prendersi cura dei cittadini con onestà, competenza, impegno e lealtà”.

  

Dalla politica al lavoro, all’impresa. Il bocconiano Severino Salvemini si soffermerà, addirittura, sul post capitalismo che deve coinvolgere nella gestione di un’impresa in cui tutti i portatori di interessi. L’obiettivo, spiega, è quello di ridurre l’iniquità sociale dentro un’azienda. Riccardo Bonacina lunedì sera parlerà del valore economico del no profit. “In Italia ci sono 7 milioni di volontari che s’impegnano almeno due volte alla settimana per qualcuno che soffre o che ha bisogno dando lavoro ad almeno 900 mila persone. Il no profit fattura 67 miliardi di euro pari a tre punti e mezzo del Pil”. Bonacina indica anche la strada: bisogna puntare su “questo giacimento di gratuità”.

  

I “Dialoghi di vita buona” sono una serie di serate strutturate con la forma del dialogo in cui tutti sono protagonisti: i relatori, il pubblico e le idee. Un percorso che comincia al Teatro Studio Melato per poi ramificarsi nei vari centri culturali della città. Come dice il cardinale Scola: “Dobbiamo costruire vite buone in una realtà sempre più frammentata”.

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