Un film e una legge intitolati a Mario Mori a sei giorni dalla sua assoluzione

Intervista all'ex-comandante del Ros diventato un simbolo. Come Dreyfus ed Enzo Tortora

Un film e una legge intitolati a Mario Mori a sei giorni dalla sua assoluzione

Mario Mori (foto LaPresse)

Un film e una legge intitolati a Mario Mori sono state presentati in contemporanea a Montecitorio: giusto a sei giorni dalla sentenza con cui la Corte di Cassazione ha assolto in via definitiva il generale dei carabinieri già protagonista della lotta al terrorismo e alla mafia, comandante del Ros e direttore del Sisde, dall’accusa di non aver arrestato il boss Bernardo Provenzano in base a quella ipotizzata “trattativa tra stato e mafia” su cui Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo avevano costruito un teorema. Il docufilm è di Ambrogio Crespi: il fratello del Luigi già sondaggista di riferimento di Berlusconi. Anche Ambrogio è finito nel tritacarne di un certo tipo di malagiustizia, tra una girandola di accuse e detenzioni finite in assoluzioni e poi seguite da nuove accuse. Il docufilm su Mori si inserisce quindi in una sua ideale trilogia che comprende anche l’altro docufilm sul caso Tortora e “Spes contra spem”. La legge che è stata idealmente intitolata a Mori è invece partita dal movimento La Marianna.

  

Ricorda Mori che la sua battaglia non è iniziata nel processo ma solo dopo l’assoluzione definitiva per una scelta voluta. “Io ho accettato il processo ed ho rifiutato anche la prescrizione, battendomi come imputato con gli strumenti conferiti a un imputato. Al termine ho deciso di trarre le mie conclusioni e ho iniziato questo nuovo tipo di battaglia”. Come spiega al Foglio, “il film e la legge sono ovviamente due cose distinte. Ho accettato la proposta di Crespi, ma la cosa veramente importante a mio avviso è la legge. Una legge che migliori l’approccio attuale al problema della giustizia visto dalla parte dei protagonisti: le vittime e gli imputati”. Film su Mori e legge Mori testimoniano comunque di una persona che è diventata un simbolo. Come giù fu per Dreyfus, e per Enzo Tortora.

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“Ero già ufficiale dei Carabinieri al tempo di Enzo Tortora, e quindi quella vicenda l’ho vissuta. Enzo Tortora fu veramente una vittima, io non ritengo di esserlo stato. Io mi sono potuto difendere bene da libero cittadino; lui si è dovuto difendere in carcere”. Perché tra il caso Tortora e il caso Morti la giustizia italiana era intanto migliorata? O semplicemente perché un generale dei carabinieri per mera esperienza professionale è già più attrezzato mentalmente per difendersi meglio? “Indubbiamente, io ero più preparato. Conoscevo tutti gli argomenti su cui verteva il processo, per cui avevo un grande vantaggio”. Quindi questa legge sarebbe a favore di chi non ha questa esperienza? “Soprattutto di chi non ha questa esperienza. Di chi non ha il tempo per difendersi bene”. Qualcuno tra il pubblico osserva: “Generale, a 78 anni lei sembra ringiovanito. Effetto dell’assoluzione?”. Mori fa un sorriso molto largo. “Devo vivere più a lungo dei miei nemici”.

 

Come spiega per la Marianna al Foglio Giovanni Negri, “la legge Mori è una legge che prevede che al di fuori di tempi certi e garantiti, indicati per legge, scatta la decadenza dell’azione penale. Se il cittadino K non ottiene giustizia, non è processato entro X tempo in primo grado, Y tempo in secondo grado, Z tempo in terzo grado, decade l’azione penale nei suoi confronti. È chiaro che se dichiaro la decadenza dell’azione penale sic et simpliciter, apro le carceri. Per questo la legge Mori va di pari passo con uno stanziamento di risorse necessario a restituire a normalità l’attività dei palazzi di giustizia”. Insomma, bisogna che la giustizia abbia i mezzi per poter fare i processi in tempo. “Infatti la legge Mori non che è l’inizio di un percorso. Il primo incontro richiesto è con l’Associazione nazionale magistrati, proprio per quantificare le risorse che ci vogliono per restituire normalità ai tribunali. E poi, ovviamente, da oggi incontri a tutto campo con partiti, parlamentari, gruppi parlamentari, e candidati alle prossime elezioni che saranno chiamati ad esprimersi  in merito alla legge Mori. Vogliamo fare della prossima legislatura la legislatura della legge Mori”. 

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    14 Giugno 2017 - 19:07

    Ci sono tante brave persone che prima del processo Tortora hanno battagliato contro la mala giustizia . Sono iniziate in sostanza dalla proclamazione della repubblica ed è drammatico che oggi 14 giugno 2017 il Foglio impagini storie di giustizia malata . E' come svuotare il mare con un setaccio. Prima il Pci e poi la sinistra radicale hanno tirato il freno a mano e disseminato di trappole il percorso di qualunque legge mirasse a migliorare il processo in particolare quello penale. Quando in un momento di ebbrezza fu modificato l'art. 111 della costituzione per il giusto processo sembrò un miracolo ma fu una finta perchè in Italia tre sono le montagne da abbattere , la obbligatorietà dell'azione penale , la divisione delle carriere dei magistrati e la riforma del Csm che una conventicola politicizzata al servizio della Anm. Ho visto il sorgere della repubblica e sperato che caduto il fascismo gli italiani avrebbero avuto infine una giustizia giusta morirò deluso e babbeo.

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