Per fermare Wilders l'Olanda si affida al Partito animalista

Il movimento di Marianne Thieme ha un'agenda anti-trattati e anti-euro. Ma potrebbe essere decisivo nella coalizione contro i populisti

Marianne Thieme

Marianne Thieme, leader del Partito per gli animali

Dopo le elezioni del 15 marzo nei Paesi Bassi, il Partito animalista potrebbe essere l’ago della bilancia nella formazione del nuovo governo. Nel Parlamento olandese, particolarmente frammentato, una manciata di seggi possono essere infatti decisivi per la sopravvivenza di una coalizione governativa. Il Partito per gli Animali, guidato da Marianne Thieme, è dato in crescita e potrebbe ottenere fino a 7 seggi, fondamentali per impedire che Geert Wilders, capo del Partito per la Libertà (PVV), possa formare un governo di minoranza.

 

I sondaggi prevedono un testa a testa tra il partito di Wilders – un classico conglomerato di euroscetticismo e populismo xenofobo – e il Partito popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) di Mark Rutte, il premier uscente: entrambi dovrebbero ottenere 22 seggi.

  

La crescita del partito di Wilders ha eroso consensi alle forze politiche tradizionali, rendendo insufficiente una coalizione ad excludendum tra i quattro partiti che hanno governato il paese dal dopoguerra a oggi. La somma dei seggi pronosticati ai liberal-conservatori di Rutte (22), i democristiani (19), i liberali progressisti (17) e i laburisti (12) ammonta a soli 70 seggi, 6 sotto la maggioranza necessaria per governare.

  

E’ qui che entra in gioco il Partito per gli Animali. Nel sistema elettorale olandese – un proporzionale puro – è assai frequente che forze con un consenso elettorale quasi nullo siano rappresentate a livello nazionale: non esistono soglie di sbarramento e con soli 60 mila voti si ottiene un posto nella Camera bassa del regno. Gli olandesi sono abituati ai governi di coalizione e per questo, ad Amsterdam, ragionamenti sul “voto utile” all’inglese o all’americana non attecchiscono quasi per nulla.

 

“Il Partito per gli Animali è un movimento di ‘agenda-setting’, non ambisce certo a governare” - spiega a Bloomberg Andre Krouwel, professore di scienze politiche alla VU University di Amsterdam – “a maggior ragione, gli olandesi non hanno paura di ‘sperimentare’ e sono disposti a dare una possibilità a una forza politica nuova”.

 

Il Partito per gli Animali, fondato nel 2002 e attualmente l’unico partito olandese guidato da una donna, è un movimento animalista e ambientalista. In generale, si oppone ai trattati commerciali di libero scambio e simpatizza per alcune, vaghe, alternative alla moneta unica dell’Eurozona.

 

Thieme ha già fatto sapere di essere disposta a entrare in un’eventuale coalizione anti-Wilders, ma a patto che i due pilastri programmatici del suo partito – la salvaguardia degli animali e la lotta al cambiamento climatico – siano seriamente considerati dall’agenda di governo. In un’intervista della scorsa settimana Thieme si è detta compiaciuta della crescita di consensi del movimento – e del parallelo declino delle forze governative – e ha detto che “questo ci mette in una posizione molto comoda: possiamo rimanere fedeli ai nostri ideali e da lì vagliare le offerte sul piatto”.

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