Berlino ricorda

In Germania “affittare un ebreo” a scopo informativo è il miglior vaccino contro l’antisemitismo

Berlino ricorda

Berlino. Noleggiare un ebreo a scopo informativo. Conversare con un esponente del popolo d’Israele per porre domande, capire usi e costumi odierni di una cultura ultramillenaria. Accade oggi in Germania. Si chiama “Rent a Jew” ed è un’iniziativa della Europäische Janusz Korczac Akademie. Fondata nel 2009 e dedicata al medico, pedagogo e letterato polacco Janusz Korczac (nato a Varsavia nel 1878 e ucciso a Treblinka nel 1942), l’accademia con sede a Monaco di Baviera “fornisce educazione formale e informale”, spiega al Foglio il Program Director dell’Ejka Alexander Rasumny, “con programmi culturali per il mondo ebraico”. In questo senso Rent a Jew esula dalle iniziative ordinarie dell’istituto perché rivolto a un pubblico non ebraico, “e tuttavia nel prepararsi per le conferenze anche i nostri docenti hanno la possibilità di imparare di più su se stessi”. L’origine del programma è duplice. La demografia innanzitutto: se nel 1990 gli ebrei in Germania erano 25 mila, oggi sono dieci volte tanto.

 

Il collasso dell’Urss ha permesso a centinaia di migliaia di ebrei sovietici di trasferirsi in Israele, in America e in Canada. Non pochi, però, si sono fermati a Monaco o a Berlino, e oggi il 90 per cento degli ebrei tedeschi è di madrelingua russa. Poi c’è la questione antisemitismo, che non è morto nel bunker con Hitler. Al contrario, in un paese sempre più percorso da fremiti xenofobici, gli atti di natura antiebraica sono in netta ripresa. Lo Judenhass, l’odio per gli ebrei, oggi mette d’accordo sia i fanatici di destra nell’est rimasto indietro sul piano economico e sostanzialmente mai denazistificato sotto la Ddr, sia i gruppi di antisionisti islamici che in occasione dell’ultimo conflitto Israele-Hamas (2014) sono scesi in strada urlando slogan ferocemente antisemiti. La Ejka punta alla diffusione della conoscenza come vaccino contro il pregiudizio.

 

“I tedeschi studiano gli ebrei parlando dello sterminio a scuola, poi visitano un museo ebraico o un memoriale dedicato a ebrei che non ci sono più”, osserva Rasumny. Poco per un paese responsabile della Shoah, un tema a tratti considerato ancora tabù. “Il tema è noto, in tanti ne parlano malvolentieri, alcuni non parlerebbero d’altro. Per tutti però la storia degli ebrei in Germania inizia con la Repubblica di Weimar e finisce con il nazionalsocialismo”. I secoli di presenza ebraica in Germania sono semplicemente ignorati: “Nessuno sa cos’è Shum, crasi per Spira, Worms e Magonza, fertili centri di vita e cultura ebraica nell’alto medioevo”. Alle scuole visitate dai propri docenti fra i 20 e i 40 anni, l’accademia non offre tuttavia lezioni di storia. “Vogliamo far sapere che oggi come allora gli ebrei sono i vicini di casa dei tedeschi”. Sebbene più strutturata, l’iniziativa ricorda quella del “Jew in the box”, dell’ebreo dentro a una cabina di vetro che anni fa rispondeva alle domande dei visitatori del Museo ebraico di Berlino: l’ironia yiddish nel nome è la stessa.

 

Oggi la Ejka racconta la diversità in seno alla comunità ebraica tedesca, liberal o ultraortodossa, germanofona o post-sovietica. Le domande ricorrenti? “Quelle più semplici, come per esempio cosa vuol dire mangiare kasher”. Oltre che a dare risposte, Rent a Jew si occupa di suscitare domande: “Ai nostri ascoltatori chiediamo di parlarci dei loro pregiudizi”. Argomenti come l’Olocausto o l’antisionismo non sono invece toccati dai docenti. “Sappiamo come rispondere”, afferma Rasumny nel ricordare i programmi dell’accademia per il monitoraggio dei media e la lotta contro la delegittimazione dello stato d’Israele, “ma con Rent a Jew non vogliamo andare altrove nel tempo o nello spazio, vogliamo concentrarci invece sugli ebrei qui, oggi”. 

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