La burocrazia che strozza l’economia italiana

Le regole inutili rallentano la crescita, ecco perché dobbiamo eliminarle. L’economia spiegata con l’autostrada

La burocrazia che strozza l’economia italiana

Viaggiando su un’autostrada italiana a tre corsie, si capisce perché in Italia certe regole, che di per sé sarebbero inutili, possono diventare persino dannose. Vi sarà capitato di notare che la corsia più a sinistra dell’autostrada è intasata dal traffico, mentre la corsia centrale e, soprattutto, quella di destra, risultano più o meno libere. Vi sarà capitato anche di vedere automobilisti spazientiti (e poco inclini al rispetto delle norme del traffico) spostarsi di corsia e superare a destra, infrangendo il relativo divieto di sorpasso. Il che è pure pericoloso perché, in presenza del divieto di sorpasso a destra, gli altri automobilisti non si aspettano una tale modalità di passaggio.

 

Il divieto di sorpasso a destra è del tutto inutile. Sulle autostrade americane, per esempio, è consentito e non crea nessun problema. La gente lo sa e, prima di cambiare corsia, controlla se arriva qualcuno sia da destra sia da sinistra. Il sorpasso a destra consente, indipendentemente dalla preferenza dei conducenti su quale corsia collocarsi, di avere una più adeguata distribuzione del traffico sulle tre corsie e quindi, un più rapido scorrimento. Il divieto di sorpasso a destra, in autostrada, è quindi chiaramente inutile.

 

Torniamo all’Italia, dove questa regola inutile esiste e, per eliminarne gli effetti dannosi sul traffico, viene affiancata da una seconda regola: l’obbligo di occupare la corsia più a destra possibile. Questa seconda regola però spesso non è rispettata. L’automobilista italiano medio sembra sentirsi umiliato dall’obbligo di viaggiare sulle corsie riservate ai più lenti. Oppure vuole evitare la scomodità di cambiare corsia in caso di sorpasso e tende a occupare la corsia di centro, o persino quella di sinistra, anche a velocità moderate. Così facendo, però, il traffico diventa meno scorrevole – perché invece di tre corsie si finisce per usarne solo due. Ed eccoci qui, quindi, tutti in coda sulla terza corsia, quella più intasata.

 

Che cosa ci dice questa storia sul funzionamento dei meccanismi di coordinamento attraverso le regole? Che, certe volte, le regole possono essere inutili e, se non rispettate nel loro complesso, per quanto preciso possa essere il loro complicato disegno, possono anche diventare dannose. L’economia italiana è piena di regole più o meno inutili che ne riducono l’efficienza. Ce lo ricordano in un bel libro sui burocrati e la burocrazia (“I signori del tempo perso”, Longanesi) Francesco Giavazzi e Giorgio Barbieri.

 

In Italia può accadere che una regola sia introdotta, anche se inutile, per consentire al burocrate di crearsi un’attività (controllarne il rispetto). Dopodiché si introduce, come nel caso dell’autostrada, una seconda regola per evitare i danni che la prima regola, di per sé è inutile, potrebbe causare se lasciata a se stessa. Certo, se tutte le regole fossero rispettate alla perfezione, il sistema funzionerebbe comunque (il burocrate è magari anche bravo a disegnare un sistema di regole complesso ma teoricamente perfetto), ma visto che rispettare tutte le regole alla fine è impossibile, il risultato è una perdita di efficienza: si finisce tutti sulla corsia di sinistra.

 

La soluzione è abbastanza ovvia: occorre eliminare le regole inutili e quelle che da esse derivano. Identificarle ed eliminarle sarebbe compito della politica e della stessa dirigenza pubblica. Ma, come ancora ci ricordano Giavazzi e Barbieri, è proprio dalla proliferazione di regole che la burocrazia trae il suo potere. E’ per questo piuttosto improbabile che sia la burocrazia a presentare proposte per eliminare le regole inutili che vincolano il sistema economico italiano.

 

Vorrei quindi fare una proposta. Vorrei chiedervi di segnalare con una email indirizzata a regoleinutili@ilfoglio.it le regole che vincolano la nostra economia, che riteniate essere inutili e che potrebbero essere facilmente eliminate. Queste segnalazioni potrebbero essere raccolte nei prossimi tre mesi (diciamo entro fine settembre) per poi farle pervenire alla presidenza del Consiglio con la preghiera di presentare un disegno di legge o un decreto-legge volto a semplificare il nostro sistema economico. Il provvedimento potrebbe essere passato prima della fine dell’anno (contando sul fatto che la legislatura duri fino alla sua naturale scadenza). Naturalmente occorreranno delle risorse per stilare la legge che elimina le regole inutili. Propongo quindi anche che, quest’anno, per la prima volta in 12 anni, non sia emanato il tradizionale decreto Milleproroghe. Le risorse legali che così si renderebbero disponibili, consentirebbero di emanare un decreto “Milleregole” (da eliminare). Ne deriverebbe anche il vantaggio per il paese di smettere la triste tradizione di emanare ogni anno un decreto che ha istituzionalizzato il ritardo (il milleproroghe, appunto). Il processo di identificazione ed eliminazione di regole inutili potrebbe poi essere ripetuto negli anni successivi.

 

Un ultimo chiarimento: non sono certo per il Far West economico. Un’economia di mercato deve avere le sue regole. Ma devono essere poche, appropriate, chiare e ben rispettate. Se sono troppe, come lo sono in Italia, si evita il Far West ma si finisce a Bisanzio.

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