Ad Atene vecchi vizi portano nuovi soldi

Anche Philip Morris investe in Grecia. Riforme e rigore pagano

Philip Morris

Philip Morris, il colosso americano che produce, tra le altre, sigarette Marlboro e Chesterfield, ha annunciato che investirà trecento milioni di euro nella sua divisione sussidiaria greca. E’ uno dei maggiori investimenti internazionali in Grecia dall’inizio della crisi economica, che ha messo in ginocchio il paese, nel 2009. Dopo l’impasse del 2015, quando il governo guidato da Alexis Tsipras indisse un referendum per dire ai creditori internazionali che non aveva intenzione di ripagare la tranche sul debito (poi restituita a condizioni più dure di quelle rigettate dall’elettorato) la Grecia ha accettato di aderire al programma di riforme strutturali richiestole dalla Troika, pur con qualche singhiozzo. La cura da cavallo sta funzionando e Atene sta gradualmente riacquistando credibilità agli occhi di imprese e investitori.

 

Come riportato da Bloomberg, Philip Morris è solo uno dei tanti colossi multinazionali che hanno deciso di scommettere sul paese nonostante abbia il secondo debito pubblico più alto al mondo e un governo eletto con una piattaforma elettorale pseudo marxista. Nel 2016 Deutsche Telecom ha investito 700 milioni di euro. Nel 2013, Dolphin Capital Investors Ltd ha deciso di scommettere sull’industria del turismo di Atene con una puntata di 345 milioni di dollari. E poi c’è Vodafone Group, il colosso britannico delle telecomunicazioni, che si è impegnato a investire in Grecia 500 milioni di euro tra il 2016 e il 2020. A questo si aggiunga la nuova impostazione “soft” del Fondo monetario assunta da qualche mese a questa parte: giusto ieri Christine Lagarde, il direttore generale, ha detto che lo sgravio del debito greco “è un imperativo”. Il vizio ellenico di spendere in deficit si sta affievolendo. Quello di fumare – finché porta soldi – invece no.

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