Bolloré conferma la presa su Telecom senza scontri per la presidenza

Vivendi prevale in assemblea con il 49,3 per cento dei voti contro il 49 di Assogestioni. Giuseppe Recchi verso la conferma, domani il cda presieduto da Franco Bernabé 

Bolloré conferma la presa su Telecom senza scontri per la presidenza

Vincent Bollorè (Foto Lapresse)

Milano. Una vittoria sul filo di lana, à bout de souffle. A tarda sera, dopo un conteggio infinito, Vivendi prevale nell’assemblea di Telecom Italia con il 49,3 per cento dei voti contro il 49 di Assogestioni, sostenuta dai fondi di investimento che hanno potuto contare sul sostegno dei proxy, i moderni procacciatori di voti (Iss, Glass Lewis e Frontis). Il risultato ha un valore più psicologico che concreto, almeno nell’immediato. Sembra scontato, infatti, che domani il nuovo consiglio, composto da dieci rappresentanti della lista di maggioranza e da cinque promossi dai fondi, confermerà alla presidenza Giuseppe Recchi che ha esordito sottolineando che “una governance forte, chiara ma anche equilibrata è un ingrediente imprescindibile per poter garantire che le decisioni siano prese solo ed esclusivamente nell’interesse del gruppo”. A presiedere la riunione sarà, nelle vesti di consigliere anziano, nientemeno che Franco Bernabé, di nuovo nella stanza dei bottoni con un ruolo ancora da decifrare. Non più tardi di una settimana fa il manager aveva annunciato il suo ritorno in Telecom “come consigliere indipendente e basta”. Ma è difficile che Vivendi abbia fatto appello all’ex presidente senza pensare a una sua missione più definita: Bernabé, che ha più volte dimostrato la sua abilità nei rapporti con le autorità di mercato può essere l’uomo giuste per ricucire i rapporti con gli organi pubblici, dalla Consob all’Autorità delle comunicazioni fino a Palazzo Chigi, dei vertici di Vivendi.

 

In questa cornice, il mezzo passo indietro di Arnaud de Puyfontaine, pdg dell’azionista francese, è stato senz’altro una buona mossa dal punto di vista diplomatico. Il manager ha rinunciato, per ora, alla presidenza del gruppo in attesa della risposta di Bruxelles alla notifica del ruolo di azionista di controllo presentata poche settimane fa. In realtà, così facendo, Vincent Bolloré ha rinunciato a quello che poteva apparire come un nuovo atto di sfida in attesa di trovare una soluzione incruenta al confronto con Mediaset sulla pay-tv Premium dopo il fuoco di sbarramento del governo italiano. Il braccio di ferro, per ora, è stato evitato. Ancor prima che il voto confermasse la presa che Vincent Bolloré ha mantenuto sull’ex incumbent della telefonia italiano. Vivendi, per bocca di de Puyfontaine, ha intanto assicurato gli azionisti che “il meglio deve ancora venire” e ribadito la volontà di essere “un azionista stabile” con l’obiettivo di creare, tra Italia e Francia, una massa critica che affronti “gli importanti cambiamenti delle Telecom e l’arrivo di un nuovo player”. Il riferimento è rivolto a Iliad di Xavier Niel che propone le sue offerte super scontate per la telefonia mobile in Europa. Una sfida anche politica da affrontare dopo le elezioni francesi quando, probabilmente, Bolloré riaprirà il dossier Orange, finora congelato. Questa situazione in costante movimento è forse la più gradita a Flavio Cattaneo, l’ad di Telecom, che ieri ha potuto presentare i migliori conti trimestrali dal 2012, premiato da un robusto rialzo in Piazza Affari. E’ probabile che il manager guardasse con apprensione l’arrivo di un presidente forte, come sarebbe stato de Puyfontaine, rappresentante del primo socio. Cattaneo può senz’altro rivendicare, al contrario, mani libera sulla base dei risultati. Ieri la ex monopolista delle Tlc italiane ha pubblicato un bilancio per il primo trimestre 2017 con ricavi in crescita dell’8,5 per cento rispetto all’analogo periodo del 2016 e margine operativo lordo (ebitda) in espansione del 16,2, ma utile dimezzato a 200 milioni (che sarebbe cresciuto di 50 milioni rispetto al 2016 se si escludesse un contenzioso fiscale da 115 milioni e altre voci straordinarie). Migliorano anche i conti delle consociate, a partire da Tim Brasil, e si torna a pronunciare la parola dividendo.

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