Mafia Capitanata

Anni dietro alla finta mafia di Roma e ci siamo persi quella vera di Foggia

Ipotesi su Foggia

Mentre il paese è stato per anni concentrato a parlare della Mafia Capitale, che poi mafia non era, con talk show, libri, film e documentari, si è perso quella vera nella Capitanata, la provincia di Foggia. Si è cercato a lungo la mafia dove non c’era, nella banda di Buzzi e Carminati, nelle minacce di “Spezzapollici”, nella corruzione di qualche consigliere, negli appalti sulla raccolta delle foglie e sui campi rom, perché si diceva che la mafia di adesso fa affari con i colletti bianchi e non ha bisogno di ammazzare. Ma non la si è vista dove si manifestava nelle sue più classiche espressioni: morti ammazzati, faide tra clan rivali, agguati, estorsioni, traffico di droga, attentati, persone sparite o carbonizzate. La narrazione della mafia foggiana non era forse così affascinante come l’epica criminale “der Cecato”, dai Nar alla banda della Magliana, o più probabilmente c’è stata la solita sottovalutazione da parte dei media per ciò che accade nella “periferia” del paese, che poi, molto spesso, non è altro che ciò che accade fuori da Roma e dalle altre grandi città. Fatto sta che la strage di San Marco in Lamis, con l’uccisione di due esponenti del clan Romito e due testimoni, ha costretto il paese ad aprire gli occhi sulla lunga scia di sangue degli ultimi anni. Nella Capitanata solo nel 2017 ci sono stati 17 omicidi, 30 negli ultimi due anni, e operano diverse organizzazioni criminali: la Società foggiana, la mafia garganica e la mala cerignolana. Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha inviato uomini e reparti speciali: “La risposta dello stato sarà durissima”, ha detto. Lo stato ha dimostrato negli anni grande capacità di contrasto alle mafie ma, come scriveva ieri sul Foglio Alfredo Mantovano, oltre alla necessaria risposta militare servono “costanza, intelligenza e ordinaria attenzione”.

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