Gabbana contro Cyrus sembra un tweet di Donald Trump

Lei dice cose contestabili in modi accettabili, lui sostiene posizioni condivisibili ma in toni inaccettabili

Gabbana contro Cyrus sembra un tweet di Donald Trump

AbacaPress/LaPresse

La carriera da modello di Braison Cyrus è durata un giorno. È andata così. Miley Cyrus ha pubblicato su Instagram un messaggio d’incoraggiamento per il fratello musicista, alla sua prima esperienza con D&G, complimentandosi per tentare strade nuove. Siccome è un’artista americana di quelle che si spendono per i diritti dei giovani omosessuali senzatetto e danno battaglia allo sterminio dei lupi (a una passo da Licia Colò che libera granchi del Carrefour nel Tirreno), ha espresso anche il proprio disaccordo nelle politiche di D&G. Non è chiaro se per aver vestito Melania Trump mentre tutti gli altri stilisti abdicavano per colpire il marito, per le dichiarazioni sulle adozioni gay, per il fatto che non usano materiali eco o per tutte queste cose messe insieme. Siccome Miley non è scema, ha aggiunto che nonostante ciò apprezza e supporta l’azienda perché dà la possibilità di emergere a giovani creativi.

   

Apprezzamento non corrisposto da Stefano Gabbana, il quale ha risposto su Instagram: «Noi siamo italiani e della politica non ci interessiamo di quella Americana ancora meno !!! Noi facciamo abiti e se tu pensi di fare politica con un post sei semplicemente un'ignorante. Non abbiamo bisogno dei tuoi post e dei tuoi commenti. La prossima volta ignoraci x favore!!». La diplomazia fatta persona. Mentre scriviamo, Stefano sta scattando schermate di insulti che riceve e le sta ripubblicando con tanti cuori. “Crepa checca isterica”, “Straccivendola”, e un gran numero di persone che gli consigliano di aumentare il numero di marchette. (La convinzione che scopare di più possa acquietare gli animi è seconda solo a chi pensa che uno sia sgradevole per attirare l’attenzione).

   

Miley ragiona come un brand, Stefano Gabbana ragiona come Stefano Gabbana, cioè come un tweet di Donald Trump. Siccome il problema dei social è lo stesso nella vita, vale a dire mai essere se stessi, chi cede a impulsi primari e s’impermalosisce ha immediatamente torto. Ci sono due mondi a confronto: la star americana attenta ai diritti delle minoranze, che se twerka deve correre a scusarsi per appropriazioni culturali, la quale è anche vegana, e da poco è entrata nella fase artistica della disintossicata con il nuovo singolo Malibu (corre sulla spiaggia struccata, sorride al mare, non lecca più niente che non sia organic); contro la star del fashion, Stefano Gabbana, che vive ogni posizione critica come un attacco, un insulto, una dichiarazione di guerra. La prima dice cose contestabili in modi accettabili, il secondo sostiene posizioni condivisibili ma in toni inaccettabili.

    

Miley Cyrus ha 24 anni, Stefano Gabbana 54. Cyrus sta rafforzando la propria identità da popstar liberal, usa Instagram per posizionarsi socialmente e culturalmente dalla parte di chi ha votato Hillary Clinton, crede nelle petizioni online, nella responsabilità degli artisti: parla ai millennial. In un’intervista a BOF Stefano Gabbana disse che internet aveva cambiato le regole del gioco. Bisognava aprirsi al pubblico e dargli ciò di cui credeva avesse bisogno: una versione vera di se stesso.

   

    

Rimane una domanda da farci: è più insensato boicottare stilisti che vestono Melania Trump la quale merita di girare in mutande per colpa del marito, o non lavorare più con un modello perché la sorella ha espresso critiche nei confronti della tua azienda? Sono la stessa identica reazione, ma consideriamo accettabile la prima e sconveniente la seconda. Stefano Gabbana ha già venduto abbastanza mutande per cedere alla dittatura del pubblico, Instagram ci ha solo reso noto il suo pessimo carattere. Internet ci ha reso noto quanto gli somigliamo quando lo insultiamo online.

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