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Come nasce una passione?

Mario Leone

Non serve solo l’incoraggiamento. Serve un adulto che ti indichi la strada, che ti permetta di cadere

Uno dei capitoli più importanti del famoso “Rapporto Giovani”, la ricerca annuale dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, su un campione molto vasto di individui di età compresa tra la fine della scuola media e le prime esperienze lavorative (siano essi laureati o meno), è quello dedicato ai giovani e la scuola. In quello del 2016 emerge che l’80 per cento circa dei diplomati sceglie di iscriversi all’università per una “forte motivazione personale”, da intendersi, riteniamo, come il desiderio di accedere a una formazione più settoriale, di alto livello e approfondita.

 

Se con il termine motivazione si vuole alludere alla passione la cosa si complica. Epurata da tutti gli aspetti sentimentali e psico-motivazionali, si tratta di una questione scottante: sempre più ragazzi sono o in preda a tantissime passioni o in balìa del nulla. Ma come nasce una passione? Anni di dittatura del sentimentalismo, stile “Baci Perugina” e romanzi Harmony, hanno anestetizzato e distorto quel moto che ci spinge a metterci in gioco, lottare, rischiare, progettare, pensare in maniera laterale (Edward De Bono docet) rimpiazzandolo con un mieloso spontaneismo, si parli d’amore, lavoro o attitudini personali. Così non è stato per me.

 

La mia passione nasce da un vecchio baule di legno grezzo, pesante e polveroso, di quelli di campagna. In quello scrigno rudimentale ritrovo un vecchio libro di musica appartenuto a mio padre Antonio, intonso, mai aperto. O l’uno o l’altro. Quel libro giace lì dentro dagli anni Quaranta, la Seconda guerra mondiale è appena iniziata e i vestiti neri coprono i balilla. La povertà domina e anche un bambino di otto anni deve andare nei campi. Mio padre è il settimo di tredici figli. Sta terminando la seconda classe, come a lui piace ancora oggi chiamarla, e  vorrebbe suonare uno strumento, studiare la musica. Mio nonno senza dire niente  prende quel volume, lo scaraventa in fondo a quella cassa e vi richiude sopra un coperchio cigolante.

 

La passione per la musica di mio padre rimarrà viva, in una modalità del tutto inusuale, con i canti e le danze di fine giornata nei mesi ardenti della mietitura e il suono della fisarmonica attorno al fuoco che riscalda la gelida semina di fine novembre. Un giorno, avevo nove anni, papà mi ha chiesto se volessi studiare musica. Me l’ha chiesto in dialetto perché, a casa, si parlava solo quello. “Potrà servirti qualsiasi lavoro tu pensi di fare”. Ricordo ancora i suoi occhi. Non voleva colmare una lacuna affettiva. Non è nel suo stile.

 

Nessuna preoccupazione culturale né ambizioni di carriera come per alcuni genitori che incontro a scuola. Modello “tiger mother” cinesi, sono soffocanti con i figli affinché essi divengano non si sa bene cosa, inserendoli in un vortice di competizione. La passione invece nasce quando la respiri, la vedi muoversi davanti a te. Quando la brami. Nasce e soprattutto rimane quando qualcuno si mette al tuo fianco. Non serve solo l’incoraggiamento. Serve un adulto che ti indichi la strada, che ti permetta di cadere. Anzitutto serve un adulto che abbia il coraggio di dirti “no” quando vuoi mollare. Perché la passione si comprende, ragionevolmente, con il tempo, quando si può vedere quello che ora tu non puoi vedere.

 

Di occhi in occhi

Una passione nasce spesso per invidia. A volte capita anche a scuola. Alunni con condizioni sociali limite, con nessuna stima di sé, circondati dal deserto, scoprono l’amore per la letteratura come per la musica, tanto da scegliere un liceo musicale o classico, solo perché s’imbattono in un prof. appassionato. Senza sapere cosa e come sarà.

 

Ed è così che la passione si perpetua di occhi in occhi anche quando non hai potuto realizzarla in prima persona. Accade che ti venga restituita, come nel caso di mio padre, seduto su una vecchia panca di legno, un filo di rosario tra le dita rugose, gli occhi vivi cerchiati da sopracciglia bianche, mentre in casa mi ascolta suonare il pianoforte nella stanza accanto.

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