Massimo Ciancimino arrestato. Storia di un pataccaro fenomenale

Il super-teste della presunta trattativa stato-mafia dovrà scontare in totale quattro anni e cinque mesi. Nella sua parabola è stato mezzo pentito, mezzo testimone, ma soprattutto mezzo smentito e mezzo fasullo

Massimo Ciancimino

Massimo Ciancimino (foto LaPresse)

Ieri la squadra mobile di Palermo ha arrestato Massimo Ciancimino. Il figlio dell'ex sindaco di Palermo invischiato con la mafia dovrà scontare cumulativamente quattro anni e cinque mesi: la Cassazione gli ha inflitto una pena di tre anni per detenzione di esplosivo, che si sommano ai due anni e otto mesi per riciclaggio sospesi nel 2011 in virtù dell'indulto. Tra i vari paradossi dell'arresto di cui parla Massimo Bordin, va ricordato che il super-teste della presunta trattativa stato-mafia è imputato per calunnia e dovrà attendere la sentenza in stato di detenzione per ulteriori reati.

 

Massimo Ciancimino, una sorta di personaggio tra i personaggi, non era uscito bene dalla sentenza di assoluzione dell'ex ministro Calogero Mannino: la ricostruzione del gup di Palermo Marina Pitruzzella ne fa emergere l'autorevolezza propria di un pataccaro, autore di grossolana manipolazione. Le dichiarazioni di Ciancimino jr, del resto, sono sempre un po' vuote: tra pizze in montagna e foreste di parabole e microfoni a oscurare il cielo, il protagonista più mediatico che altro ricorda tutto meno che i delitti che di certo suo padre Vito ordinò o avallò, diventando mezzo pentito, mezzo testimone, mezzo imputato un po’ dappertutto, mezzo smentito, mezzo fasullo, mezzo attendibile, mezzo bombarolo, mezzo in galera, mezzo libero, mezzo povero, mezzo ricco, insomma mezzo e basta.

 

C'è dell'altro? Sì, c'è dell'altro. La deposizione del super-teste, scaglionata in varie udienze, ha impegnato le parti processuali e i giudici della corte di Assise palermitana per un arco temporale di cinque mesi, con lunghe pause dovute al suo precario stato di salute. E come dimenticare il mitico signor Franco, il "super 007" deviato che avrebbe sulla coscienza chissà quante nefandezze, inciuci, incontri segreti, trattative, morti, un tizio che sarebbe stato praticamente appiccicato per trenta, quaranta anni, al padre don Vito, ma che mai era stato individuato. Il dio della beffa in Sicilia è stato in grado di macinare angeli e demoni dell’antimafia, assurgendo addirittura al ruolo di agente sotto copertura. Adesso, però, la recita potrebbe essere finita.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    25 Gennaio 2017 - 13:01

    Un mezzo eroe per mezzi giornalisti di un mezzo giornale che racconta a metà il fatto ma lo spaccia per il Fatto, a mezzo servizio di mezzi magistrati/mezzi agit-prop di una mezza truffa che è la mezza antimafia/mezza mafia.

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