Il tribuno del nuovo gesuitismo che recupera con Lutero anche Pascal

Fu un grande scienziato, un giansenista che si mangiava i gesuiti a colazione, poi un apologeta della fede trascendente. Il Papa ora vuole beatificarlo

Blaise Pascal

Blaise Pascal

Eugenio Scalfari ci ha regalato una notizia sensazionale: il Papa gesuita vuole beatificare Blaise Pascal. Pascal, morto nel 1662 ancora giovane, fu un grande scienziato, un gentiluomo mondano, un convinto giansenista che si mangiava i gesuiti a colazione, poi un apologeta della fede trascendente, infine una coscienza cristiana chiusa nel silenzio. Un 23 novembre di non ricordo quale anno, a notte, decise per il Dio di Abramo, Giuseppe e Giacobbe, senza glosse teologiche, scrisse un suo testamento spirituale su un...

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  • maurizio guerrini

    maurizio guerrini

    10 Luglio 2017 - 11:11

    Premetto che, della sensazionale notizia giunta da Scalfari, mi fido quanto del consiglio di belzebù. Se poi il suo portato si riduce a "scherzo" è tanto meglio quanto l'aver tralasciato l'estensione a San Paolo delle medesime conclusioni riservate alla conversione del giansenista Pascal. Infine, sul dominio temporaneo della figlia del pastore luterano, riserverei al Tempo e a Dio Suo Signore ogni conclusione che ci permetterà il confronto con le due altre grandi Germanie che la storia nel suo angusto spazio ci ha mostrato.

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  • albertoxmura

    10 Luglio 2017 - 11:11

    V'è una tensione nella morale cattolica tra la severità dei precetti morali e la tolleranza del perdono degli essere umani, intrinsecamente peccatori. Ai due antipodi stanno il giansenismo e il gesuitismo. Francesco è un gesuita e la sua visione è, mutatis mutandis, la stessa di Molina. Secondo i gesuiti far pendere la bilancia dalla parte del rigore morale significa svuotare le chiese e allontanare i fedeli dalla fede. Meglio quindi adattarsi ai costumi correnti, sperando di trattenere nella Chiesa i fedeli secolarizzati. In fondo il perdono è costitutivo della dottrina cristiana. Il rischio è però che, così facendo, si perdano i fedeli ugualmente e si svilisca a un tempo la religiosità e la schietta intenzione di agire moralmente, l'intenzione cioè di fare la volontà di Dio. Il rischio è quello, denunciato da Pascal nelle Provinciali, di una morale ipocrita. Peccare si può. Tanto poi ci si potrà sempre confessare e persino fare la Comunione.

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  • Giovanni

    09 Luglio 2017 - 21:09

    Bè', potrebbe anche starci. Non so, tuttavia se Pascal ne sarebbe contento. Come scienziato è stato incommensurabile e in anticipo di qualche secolo, come filosofo se la cavò egregiamente, come teologo, così così anche perchè gli ultimi anni della sua breve vita furono sanitariamente assai tribolati.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    09 Luglio 2017 - 20:08

    Il nostro umano, “pensiero” non può che essere attributo divino. Altrimenti non potrebbe “pensare” Dio e, neppure il contrario Diavolo. Ma non è un cubo di titanio, identico ed immutabile in ogni sua parte. Ha la facoltà di creare e percorrere gli infiniti e disparati sentieri del suo essere “pensiero”. Non ci sono principi morali, concetti del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto, del lecito e dell’illecito che non siano stati “creati” e pure mischiati, adattati, variati dal pensiero. La vera lotta non è tra uomini fisici, ma quella feroce tra i loro pensieri. La pietra tombale sul “pensiero unico”. E’ la splendida e faticosa, meravigliosa e impegnativa peculiarità di essere quello che siamo. Papa Francesco ci rientra tutto. Ho scoperto l’acqua calda, ma spesso sembra non lo si avverta o, non lo si voglia avvertire.

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