E se al prossimo Sinodo si discutesse di preti sposati?

Il teologo Andrea Grillo, che nella scorsa doppia assise del 2014 e 2015 ha appoggiato le tesi della corrente novatrice circa la morale familiare, ha una proposta al Papa per il 2018: rivedere le norme sul celibato. Il caso brasiliano.
E se al prossimo Sinodo si discutesse di preti sposati?

Papa Francesco (foto LaPresse)

Roma. L’eco dell’ultimo Sinodo dei vescovi si sente ancora, tra interpretazioni divergenti dell’esortazione Amoris laetitia e tentativi di applicarne al meglio, nella pratica, direttive e contenuti. Ma è già tempo di pensare al prossimo Sinodo del 2018, quanto meno al tema che dovrà portare alla riflessione la chiesa mondiale. Di proposte ne sono state fatte tante, in Vaticano c’è chi sostiene che qualcosa legato al tema della pace nel mondo o della non violenza sarebbe tra le opzioni preferite dal Pontefice. Il teologo Andrea Grillo, che nella scorsa doppia assise del 2014 e 2015 ha appoggiato le tesi della corrente novatrice circa la morale familiare, ha una proposta: un Sinodo sul ministero ordinato nella chiesa. Che, tradotto, significa “la formazione dei presbiteri e la possibilità di ordinazione di uomini sposati”. Questione delicatissima, quella del celibato, che lo stesso Francesco ha più volte toccato in interviste e interventi ufficiali, sempre ribadendo che il celibato è una buona cosa e non lasciando presagire cambiamenti imminenti su tale prassi. In particolare, tornando dal viaggio in Terrasanta, nella primavera del 2014, a domanda di un giornalista rispose: “La chiesa cattolica ha preti sposati, nel rito orientale. Perché il celibato non è un dogma di fede, è una regola di vita che io apprezzo tanto e credo che sia un dono per la chiesa. Non essendo un dogma di fede, sempre c’è la porta aperta”.

 

La proposta di Grillo si rifà al discorso tenuto al Sinodo del 1999 dal cardinale Carlo Maria Martini, che descriveva alcuni “sogni” che lo accompagnavano. Il terzo di questi ruotava attorno alla speranza di poter “sciogliere qualcuno di quei nodi disciplinari e dottrinali” che hanno a che fare con “la carenza in qualche luogo già drammatica di ministri ordinati e alla crescente difficoltà per un vescovo di provvedere alla cura d’anime nel suo territorio con sufficiente numero di ministri del Vangelo e dell’eucaristia”. Carenza che ormai inizia a vedersi bene anche in Italia, con i vescovi tramutati in alchimisti per assicurare almeno la celebrazione della messa domenicale nelle parrocchie (spesso, senza riuscirci): per citare un caso, l’arcidiocesi di Udine, erede diretta del Patriarcato di Aquileia, è in procinto di ridurre le foranie (gruppi di parrocchie) dalle ventiquattro di oggi a dieci. Carenza acclaratada ancora più tempo in intere regioni del pianeta care a Francesco, come l’America meridionale.

 

 

Un caso emblematico

 

Il caso dell’Amazzonia è emblematico. Due anni fa, mons. Erwin Kräutler, responsabile della prelatura di Xingu, la più estesa del Brasile, veniva ricevuto a Roma dal Papa al quale spiegava che con ventisette sacerdoti per settecentomila fedeli divisi in circa ottocento comunità, non si poteva più andare avanti. L’informato sito Terre d’America, già allora, accreditava la soluzione che il cardinale Cláudio Hummes, vicinissimo a Bergoglio, aveva menzionato tempo prima: dare spazio ai viri probati, cioè a uomini sposati (o vedovi) con figli, ordinandoli. Così da supplire alla cronica mancanza di clero, tendenza ormai irrecuperabile. Hummes aveva esposto la sua tesi nel Sinodo del 2005, ricevendo però un parere contrario da parte dei padri. Nel documento finale si legge infatti che “certuni hanno fatto riferimento ai viri probati, ma questa ipotesi è stata valutata come una strada da non percorrere”. Il cardinale brasiliano non metteva in discussione l’abolizione del celibato sacerdotale, bensì puntava ad affiancare a tale istituto un altro, più al passo con le esigenze della chiesa di oggi. E’ di questi giorni la notizia che il tema è tornato d’attualità, sempre in Amazzonia e sempre con Hummes protagonista nell’invocare una svolta. Ma anche in Europa c’è chi si è attestato sulla stessa lunghezza d’onda, soprattutto in quegli episcopati rimasti a gestire sparuti gruppi di sacerdoti in là con l’età. E’ il caso della Germania, ad esempio, capofila delle innovazioni in linea con lo Zeitgeist, lo spirito del tempo. A fine agosto, il potente Comitato centrale dei cattolici tedeschi aveva proposto di “allentare” le regole sul celibato al fine di sopperire alla scarsità di preti. Soluzione rispedita al mittente dal cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia: “La crisi è ben più profonda, non può essere risolta in modo decisivo con un cambiamento di accesso al sacerdozio”.

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