Perché cadono gli aerei nel sudest asiatico

Un mercato in crescita vertiginosa, compagnie aeree che acquistano aeroplani e aumentano profitti e grandezza, la necessità di nuovi piloti, spesso inesperti.

Perché cadono gli aerei nel sudest asiatico

Gli ultimi dodici mesi sono stati i peggiori per le compagnie aeree del sudest asiatico. L’8 marzo 2014 il volo numero 370 della Malaysia Airlines è scomparso dai radar, e con lui 239 persone. Poi a luglio è stata la volta del volo 17 della stessa compagnia, partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur, abbattuto sui cieli ucraini e colpito probabilmente da un missile: 283 morti. Qualche giorno dopo il volo 222 della TransAsia Airways, che volava da Taipei alle isole Penghu, si è schiantato tentando un atterraggio, uccidendo 48 persone. Il 28 dicembre del 2014 il volo 8501 dell’Indonesia AirAsia è caduto per una tempesta: 162 morti.  Ieri l’incredibile incidente aereo nel nord di Taiwan, sul fiume Keelung, ripreso dalle telecamere degli automobilisti: 25 morti (non proprio l’ammaraggio di emergenza sul fiume Hudson a New York, che nel 2009 ridisegnò le procedure di sicurezza aerea internazionali).


Una ricostruzione dell'ammaraggio del volo Us Airways 1549 nel fiume Hudson


 

Naturalmente le statistiche vengono in aiuto quando il caso sembra accanirsi contro una determinata regione geografica (e con tutti coloro che hanno paura di volare). Il Time mette in fila statisticamente gli incidenti aerei “significanti” (numero di vittime oppure oltre un milione di dollari di danni): il risultato è che le compagnie del Pacifico avrebbero lo 0,0001 per cento di rischio in più rispetto a quelle nordamericane. Qualcosa di risibile, alemeno statisticamente.

 

A dicembre un lungo articolo del Wall Street Journal spiegava che il 2014, nonostante tutto, è stato un anno piuttosto sicuro per volare: “Il numero di morti in incidenti aerei quest'anno è lontano dalle 1.074 persone uccise nel 2005”, spiegava al Wsj Paul Hayes, direttore della compagnia per la sicurezza aerea Ascend, ma un numero comunque in crescita rispetto a quello degli anni 1970 e 1980, perché allora volavano molte meno persone.

 

Il numero dei passeggeri è un fattore statisticamente molto importante. Gli ultimi cinque sono stati gli anni d’oro delle compagnie aeree del sudest asiatico. David Koenig and Scott Mayerowitz dell’Ap raccontano l’esplosione dell’industria aerea asiatica: ogni giorno 28 nuovi aeromobili escono dalle case produttrici – il tasso di produzione più veloce nella storia dell'aviazione commerciale, e gran parte di questi aeromobili nuovi di zecca finiscono nei cieli asiatici, dove la domanda è “insaziabile”. L’Asia è una delle zone del mondo più popolosa e più in espansione, e la crescita economica (soprattutto quella della classe media) porta le persone a spostarsi, a viaggiare, a prendere gli aerei. La parabola della Taiwan airlines è indicativa: nata nel 1951 come piccola compagnia di bandiera e per voli interni, nel 2011 ha fatto il botto quotandosi in borsa e, vista la domanda così alta, iniziando vari voli internazionali, soprattutto verso la Cina. A oggi la Taiwan airlines ha in cantiere talmente tanti nuovi ordini che potrebbe raddoppiare la sua flotta entro i prossimi cinque anni. La sfida per le piccole compagnie aeree – soprattutto per le nuove low cost come l’Air Asia, che continua a mettersi nei guai – è quindi non tanto quella di acquistare nuovi aeroplani, sempre più grandi e capienti, ma quella di avere qualcuno che li sappia pilotare, ovvero: addestrare i piloti.

 


Il video dell'incidente del aereo di Taiwan, sul fiume Keelung


[**Video_box_2**]Brendan Sobie, analista del Centro per l’Aviazione di Sydney, ha detto nel dicembre scorso all’Ap che ci sono 1.600 aeromobili che operano nel sudest asiatico, e che l'Asia è l'unica regione del mondo in cui ci sono un tot di aeromobili in servizio, e lo stesso numero in ordinazione. Ma “per ogni nuovo aereo, le compagnie aeree hanno bisogno di assumere e formare almeno 10-12 piloti, a volte di più, secondo gli esperti del settore. La cifra è così alta perché gli aerei spesso volano per tutto il giorno e la notte, sette giorni su sette, mentre i piloti hanno bisogno di sonno e di giorni di riposo. Secondo Boeing la regione dell’Asia-Pacifico avrà bisogno di 216.000 nuovi piloti nei prossimi vent’anni”, e la maggior parte verranno da altre regioni del mondo, il che farà dell’Asia il 40 per cento della domanda globale di piloti.

 

Ieri l’International Air Transport Association ha pubblicato il suo report market sull’analisi dei dati del dicembre 2014. L’incremento maggiore di traffico aereo l’hanno avuto le compagnie aeree dell’Asia-Pacifico e del medio oriente. Le compagnie aeree di queste regioni hanno il 46 per cento del trasporto aereo totale. La crescita del volume totale di voli in Asia è trainata dai paesi emergenti (appunto Indonesia, Malesia, Taiwan, etc): +5,4 per cento nel 2014, rispetto al -1 per cento del 2013.

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