La Nausea alla bancarella dei libri vecchi

Pare che Sartre fosse relativamente più scemo di Heidegger. Ma non è il solo motivo per cui non mi frega un cazzo di lui

La Nausea alla bancarella dei libri vecchi

Jean-Paul Sartre

Odio questi giorni. Il medico fallito delle analisi, il cui unico obiettivo è posare le mani sul culo di un’infermiera vecchia il doppio di lui, mi ha fatto sei buchi per trovare la vena; avevo appena litigato col barista che pretendeva di mettere, lui, lo zucchero nel mio caffè; esco da quelle cazzo di analisi e chi ti trovo? La Franca: “Sono tre giorni che non fai la passeggiata”. Niente di drammatico, oh, lo so anch’io che il cancro è peggio. Se gira così la prima ora, però, puoi giurarci che continua. Bon. Una cosa di me non si può dire: che sia un uomo colto. Mi si ciechi un occhio, però, se non mi fermo regolarmente alla bancarella dei libri vecchi. Me la esploro, la adoro, la succhio, la divoro. Perché? Come perché? Non esiste un perché. Non c’è. Sarà un tic, una mania, un complesso, una fissa. Fatto sta che alla bancarella dei libri, cascasse il mondo, io mi ci fermo. Sempre. Così ieri s’avvicina l’omino: “E’ arrivato Sartre”. “Non me ne frega un cazzo di Sartre”. “Guardi qua: ‘La Nausea’ ” . “Edizione?”. “1938, seconda edizione, terza revisione e ultima, solo 60 euri”. E allora gliel’ho detto: senta, già il titolo non è allegro. Risulta, secondo, che Sartre sia relativamente più scemo di Heidegger. Terzo, il libro è una truffa. “Una truffa?”, che il poverino per poco mi sveniva. Tesoro di un libraio. Lo ignorava. L’ho dovuto informare io: nessuno al mondo può scrivere la Nausea, quella vera, se non ha visto alla tivù Giovanni Floris.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    10 Novembre 2017 - 14:02

    Vedi anche alla voce: libri pallosi. La stragrandissima maggioranza che comprende anche i libri totalmente inutili. Cellulosa rubata ai boschi.

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