La Roma di Florenzi è come l’Italia neorealista di questi tempi, in attesa che il portiere di Berlino si distragga. Nessuno è in grado di spiegare quel che è successo l’altra sera, quando Alessandro s’è inventato quel capolavoro da metà campo, il pallonetto del nostro godimento assoluto e, al tempo stesso, il sigillo della nostra fottuta paura di uscire dall’Olimpico con le ossa in frantumi.