Il vertice Fao appena conclusosi ci ha lasciato con un dubbio: l’aperitivo è nemico o no degli sprechi alimentari? Dovessimo rispondere empiricamente, sulla base cioè dell’esperienza dura e pura, ci pare che l’aperitivo sia uno dei metodi di contenimento-sprechi e contenimento-monnezza più all’avanguardia. Capita spesso di imbattersi, infatti – parliamo per Roma ma anche per alcune zone di Milano – in grandi buffet da bar in cui ogni singolo pezzetto di formaggio o pizzetta o focaccina o carota, alimenti già di per sé offerti in quantità non sufficienti a sfamare gli avventori semiubriachi, venga consumato in un batter d’occhio e senza pericolo d’avanzo. (A parte il pane, che viene sempre riciclato, e dunque non contribuisce ad ingrossare i sacchi destinati alle discariche. Si vedano, a questo proposito, i casi del bar Nuvolari a Borgo Pio, nella capitale, ottimamente arredato ma assai frugale nell’offerta cibaria, e del Frida di Milano, divertente locale con cortile in zona Isola, artisticamente popolato ma non certo prodigo di golosità).