Abbiamo capito che è impossibile essere alcolicamente avveduti e, allo stesso tempo, politicamente solidali con il Tibet. E questo perché, a voler fare un’azione mirata e capillare di boicottaggio della Cina, a non voler essere gli ultimi a muoversi dopo Nicolas Sarkozy, ci tocca, a questo punto, favorire indirettamente il Giappone, paese che pure ci crea inquietudine preventiva, e quindi piegarci all’aperitivo-sushi – durante il quale si può forse, con molta fortuna, mangiare decentemente, ma non altrettanto decentemente bere.