Brindo al Pallone d’Oro al mio capitano. Ma tre ore di manfrine femministe nuocciono alla salute

Scampato l’incubo Messi restava da capire se a contare di più sono i trofei, i gol decisivi, la squadra di appartenenza o l’amichettismo. Sono di parte, ma nessuno più del centravanti del Bayern Monaco lo meritava quest’anno. Il premio fa godere anche solo per le facce di Yamal e Mbappé
28 OTT 26
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Foto LaPresse

Il calcio torna a casa: dopo venticinque anni un inglese vince il Pallone d’Oro, lo fa nella cerimonia per i settant’anni del premio celebrati a Londra e salva il mio televisore. Se dopo avermi costretto a seguire tre ore di puttanate micidiali in diretta non avessero consegnato il trofeo a Harry Kane, infatti, avrei lanciato il mio boccale contro lo schermo. Ci sono andato vicino durante il discorso di ringraziamento di Putellas, Pallone d’Oro femminile che ha ammorbato l’uditorio straparlando per un tempo interminabile, ringraziando compagne di squadra, sorella, mamma, amiche, dirigenti, allenatori, massaggiatori, pure “quelli della ristorazione”, passanti e personaggi di fantasia. L’unico motivo per cui gli appassionati di calcio hanno seguito la patinatissima serata in cui i calciatori ospiti erano più fuori luogo di me a un raduno di astemi era vedere chi avrebbe vinto il Pallone d’Oro: Yamal, Mbappé, Kvaratskhelia o Kane?, si chiedevano i tifosi ben sapendo che affidare a cento giornalisti una decisione in qualsiasi campo è come far guidare l’amico ubriaco a fari spenti dopo un venerdì sera al pub. Scampato l’incubo Messi – vergognosamente quinto nella classifica finale, a ricordare quanto appena detto sui giurati – restava da capire se a contare di più sono i trofei, i gol decisivi, la squadra di appartenenza o l’amichettismo. Sono di parte, ma nessuno più del capitano dell’Inghilterra lo meritava quest’anno, per le reti segnate, la leadership in campo, il culo che si fa in ogni partita e il suo essere così poco cool agli occhi di sponsor tamarri e tifosi rincoglioniti che vivono di highlights. Chi si lamenta del premio dato all’attaccante che per vincere qualcosa ha dovuto lasciare il Tottenham ed emigrare in Germania non capisce un cazzo, come si dice a France Football.
Il premio al mio capitano fa godere anche solo per le facce di Yamal e Mbappé – rispettivamente terzo e secondo – nel momento dell’annuncio, con lo spagnolo che almeno ha vinto, per il terzo anno di fila, il premio come miglior giovane (“proprio quello che volevi, vero?”, lo ha preso per il culo Thierry Henry in veste di presentatore della serata), e il francese che è tornato a Madrid con un souvenir del Big Ben. Kane era già salito sul palco poco prima per ritirare il premio di miglior goleador della stagione. Chiedo scusa: miglior goleador uomo. La precisazione va fatta perché anche quest’anno è stato messo in piedi il solito teatrino del calcio femminile presentato come equivalente a quello maschile, una farsa che si ripete da anni e senza che a nessuno scappi da ridere.
Non sto facendo il misogino, sono contento che le donne giochino a calcio e penso che dovrebbero avere contratti da professioniste, ma questa idea politicamente corretta che debba essere venduto come equivalente al maschile è ridicola, oltre che imbarazzante per i giornalisti che in studio devono fingere di seguirlo commentando il premio a Putellas e non a Pina come se stessero parlando di Kane e Olise.
Quando hanno dato a Kane il trofeo per il maggior numero di gol segnati, hanno premiato anche l’attaccante messicana del Pachuca femminile Charlyn Corral, su cui non dico nulla se no mi accusate di body shaming. Quando mandavano in onda i video di gol e parate di premiati donne e uomini il confronto era imbarazzante, tra gesti tecnici al rallentatore in stadi semivuoti e pupazzi con i capelli lunghi schierati in porta. Quando qualcuno ha detto “solo Messi ha segnato più di Putellas al Barcellona” mi hanno dovuto trattenere e impedire di irrompere nel teatro londinese a tirare pugni. Seguire l’intera cerimonia è stata una prova di fede: tre ore di banalità sull’importanza della squadra, ex calciatori bolsi e incravattati che ricordavano che si stava meglio quando si stava peggio, intermezzi musicali da Ballando con le stelle, premi per l’impegno sociale per lavarsi la coscienza e il sadismo di far consegnare a due ex campioni dell’Arsenal il premio come miglior squadra dell’anno al Paris Saint-Germain. Imperdibile il momento in cui Henry ha chiesto a Michael Owen cosa ne pensasse della cerimonia, che ai suoi tempi non c’era, e l’ex attaccante ha ricordato che lui aveva saputo della vittoria del Pallone d’Oro con una telefonata, e glielo avevano consegnato davanti a una libreria in finto legno e nessuna puttanata di contorno. Venticinque anni dopo è toccato a un altro inglese, ed è giusto così. Non rivaluterò certo adesso un premio che ho sempre disprezzato solo perché lo ha vinto il mio capitano, semmai è Kane che gli ridà valore. E vedere francesi e spagnoli incazzati è bellissimo. Cheers, Harry. Ma adesso andiamo a prenderci Europeo e Mondiale, please.