Sport
Enigma calcistico •
Il cortocircuito del Pallone d’Oro non si risolve con la vittoria di Harry Kane
È stato premiato il giocatore che ha segnato di più – ma non nelle competizioni che contavano –, mentre chi ha vinto tutto è arrivato decimo. Perplessità che si ripetono sulla statuetta di France Foot

Harry Kane (foto Ap via LaPresse)
Ha sempre fatto discutere, e continuerà a far discutere. Ma soprattutto in una stagione senza padroni designati – almeno sul piano individuale – era inevitabile che il Pallone d’Oro 2026 finisse per dividere gli animi e la giuria di France Foot: alla fine l’ha spuntata Harry Kane. E al netto delle straordinarie qualità dell’attaccante inglese, che invecchia come il vino, la sensazione è che questa volta abbia prevalso il criterio del volume realizzativo. Una scelta che spesso, ma non sempre, ha determinato l’assegnazione di un premio che continua a versare in piena crisi esistenziale – va dato al più forte? a chi ha vinto di più? a chi ha giocato meglio? Mistero, mistero, mistero.
Prendiamo l’edizione appena conclusa. A rigor di palmares, c’era soltanto un giocatore che meritava di vincere il Pallone d’Oro più di tutti gli altri – e invece è finito addirittura decimo nella classifica generale: Fabián Ruiz. L’unico ad aver vinto campionato, Champions League e Mondiale tra Psg e Spagna, da perno determinante di due centrocampi spaziali. Eppure Fabián, voti alla mano, non ha la caratura del top player in grado di contendere il prestigioso riconoscimento individuale agli altri big – come se la sua presenza nelle squadre vincenti sia stata più una fortunata coincidenza, che l’evidenza di un certo valore calcistico. E a proposito di valore. In assoluto, a oggi, il fuoriclasse del presente è più di tutti Kylian Mbappé – che per una serie di beffarde circostanze, tra cui aver lasciato il Psg proprio alla vigilia del dominio europeo dei parigini, non mai conquistato il Pallone d’Oro. In assoluto, in potenza, gli occhi andrebbero invece spostati su Lamine Yamal, che pure rivendicava il premio a gran voce. Buon per lui che non l’ha vinto: a 19 anni gli farà bene aspettare – ed è giusto così, dopo un Mondiale alzato al cielo, ma senza particolari acuti da parte sua.
In Spagna, nelle ultime settimane, all’interno dell’eternamente tossica contrapposizione da Clásico, in effetti si era scatenata la campagna elettorale fra i sostenitori del madridista Mbappé e quelli del blaugrana Yamal: entrambi si sono fermati sui gradini più bassi del podio, e tra i due litiganti alla fine l’ha spuntata Kane. Eppure nemmeno l’inglese è un vincitore conciliante. Certo, ha segnato l’impressionante mole di 73 gol stagionali in 65 partite fra Bayern Monaco e Inghilterra. Ma è uscito in semifinale sia in Champions, sia ai Mondiali. Ed è stato soltanto il vicecapocannoniere di entrambe le competizioni, entrambe le volte dietro a Mbappé – che in fatto di ex Coppa Rimet, al contrario, ha frantumato più di qualche record individuale. Insomma, chi oggi grida giustizia vedendo il trionfo di Harry, magari è lo stesso che storceva il naso quando Messi nel 2010 – signore del gol fra tante delusioni stagionali - beffava Iniesta e Sneijder.
Il problema cronico del Pallone d’Oro è questo. Perché esisteranno sempre annate che esaltano splendidi collettivi – questa Spagna, questo Psg – rispetto al singolo trascinatore. Eppure, per definizione, uno solo ne va premiato. Allora servono criteri chiari, che però chiari non sono. È assurdo che oggi abbia vinto Kane, se nel 2020 – misteriosa non assegnazione – non vinse Lewandowski, sempre da goleador del Bayern, da campione d’Europa. Non si spiega perché l’anno scorso vinse Dembélé, se ora viene snobbato Fabián – se di traguardi di squadra si sta parlando, altrimenti è ancora più indecifrabile che a fregiarsi della statuetta sia l’ombra tecnica di Mbappé nella Francia mentre Kylian è ancora a secco. Probabilmente il grosso equivoco è nato durante il duopolio Messi-Cristiano Ronaldo, quando il premio veniva assegnato di default ai due dominatori tecnici dell’epoca senza più contare i risultati sportivi stagionali (2010, 2012, 2013, 2019). Ma allora è scandaloso, con tutto il rispetto, che nel gotha dei vincitori ci siano Matthias Sammer (nel ’96 davanti a Ronaldo il Fenomeno), Igor Belanov e Jean-Pierre Papin – e non Raúl, Henry, Totti o Del Piero: delle due, l’una. Così ripristinare a stagioni alterne la legge del più forte, quella del più prolifico o del più titolato non fa che aumentare la gran confusione attorno al Pallone d’Oro. Oggi buon per Kane, domani chissà.