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La Roma del basket ha il derby, ma non sa per chi tifare
La rinascita della pallacanestro nella Capitale. Domenica torna la stracittadina tra Maxima e BC Roma. Manca da a quarantasei anni, da Eldorado Lazio-Acqua Fabia Roma del 27 gennaio del 1980
10 OTT 26

Nico Mannion, 25 anni, play azzurro ed ex Olimpia, è una delle stelle del BC Roma (foto Getty)
Nel gennaio del 1980, Roma era una città grigio piombo in cui non c’era tanta voglia di pensare allo sport. Del resto stava per esplodere il primo Calcio Scommesse, che avrebbe condannato la Lazio alla retrocessione, mentre il basket non regalava emozioni.
Il 27 gennaio, al Palazzetto di Viale Tiziano, l’Eldorado Lazio e l’Acqua Fabia Roma giocavano il derby in A1. Vinse la Lazio, ma finirono entrambe in A2. Da allora niente più stracittadine per il pallone a spicchi della Capitale. Ma l’attesa, lunga, tribolata, quasi impossibile da pronosticare (quasi mezzo secolo), sta per terminare. Domani, in quel che resta del Palaeur – poco più di 6.000 spettatori, in attesa che l’apertura del secondo anello faccia salire la capienza a 9.000 – la Maxima affronta la BC Roma nella terza giornata del campionato di A1. Un evento per una città che – malgrado la grande tradizione cestistica – ha vissuto anni di letargo profondo e imbarazzante. Ci sarà il tutto esaurito, garantito dalla voglia di basket che c’è all’interno del Raccordo Anulare, per questo derby unico. Perché molti appassionati non si sono ancora schierati. Si va a vedere la Maxima e la BC (al Palazzetto), per la fame di pallacanestro che qui è un postulato, non va dimostrata. Ma scegliere per chi tifare è, per ora, materia delicata e scivolosa. E non è l’unica. Al netto dei meccanismi che hanno restituito due squadre alla Capitale in un amen – da zero a cento in poche settimane – non c’è stato il tempo di capire chi e cosa ci fosse dietro questa operazione sontuosa, opulenta, ma dai grandi rischi. Sì, perché le proprietà statunitensi e il richiamo della Nba Europe, raffreddano il processo di identificazione nei due club. E in fondo anche la mossa mediatica da Manuale Cencelli di coinvolgere Francesco Totti e Ciro Immobile sotto le insegne della Maxima – l’icona romanista abbracciata a quella laziale – denuncia come le idee sul senso di appartenenza siano vaghe, come le stelle dell’Orsa.
Non potrebbe essere diversamente, vista la velocità con cui i due club sono nati, in un territorio sportivo dove servono i fatti e non le chiacchiere, per conquistare consensi, tifosi, continuità di risultati. Città bulimica, agonisticamente parlando, Roma divora le sue creature se non garantiscono affidabilità. Emblematico il caso della pallavolo, con lo scudetto maschile della Piaggio 26 anni fa, lampo isolato in un successivo e imprevedibile deserto. Così, mentre si cerca di capire quale, tra i due quintetti, sia quello da scegliere, ci si limita a considerare l’esigenza primaria della Maxima – ancora a secco di vittorie in campionato – come il sale di una sfida contro la Bc che ha corroborato il suo avvio vincendo anche in EuroCup. Vagiti di un basket che cerca la sua strada alla moda americana, tra annunci e video fascinosi sui tabelloni elettronici che punteggiano la Capitale. Una insolita incertezza, quella dello zoccolo duro dei baskettari romani, terreno di conquista per chi ha sì riportato in alto il livello della pallacanestro capitolina, ma che ora deve affermarsi e resistere alla tentazione di fuggire se le promesse non venissero mantenute. Ed è in fondo questo cattivo pensiero che aleggia sulla doppia operazione. Difficile scegliere chi tifare, difficile capire le prospettive future, difficile, alla fine, anche fidarsi. Ma questi sono ragionamenti politici e futuribili. Per chi ama la pallacanestro, rivedere in derby dopo quasi mezzo secolo, ha il gusto dolce di una sfida che torna, di un movimento non più mortificato dai ricordi polverosi dei 18 mila stipati al Palaeur per i successi del Banco Roma o di quelli arrampicati sulle balaustre del Palazzetto tredici anni fa, nell’ultimo acuto agonistico della Virtus che perse la finale scudetto contro Siena. Finalmente c’è una presenza, doppia e ambiziosa. Non avrà ancora l’onda lunga di una tifoseria appassionata, pronta a dividersi tra Maxima e Basket Club. Ma il concetto che Roma possa tornare una città da palla a spicchi, serpeggia tra i 6.100 che hanno già acquistato i biglietti per la sfida di domani alle 17.30 sul parquet non più abbandonato dell’Eur. Serviranno vittorie e passioni per tornare ai fasti del passato. Ma questo derby dopo mezzo secolo è un segnale forte. Ai coach Cotelli e Magro il compito – gravoso – di restituire alla città una passione duratura per la pallacanestro romana.