La Maxima Roma perde all'esordio contro il Napoli. Una squadra alla ricerca della sua identità

Al Palaeur, alla prima partita di Serie A, la squadra di Paul Matiasic esce sconfitta per 75 a 94. Al netto dei punti persi per la classifica, quello che manca è il senso di appartenenza che non si crea con esibizioni danzanti, giochi di luci e musica epica, ma solo con il tempo

28 SET 26
Ultimo aggiornamento: 10:44
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Foto di Alessandro Villari

Se di una partita si potesse immortalare un solo istante che ne racchiuda il senso, Matt Rizzetta lo ha fatto. Al termine dell’incontro della prima giornata di Serie A di pallacanestro tra Maxima Roma e Napoli Basket, il presidente dei partenopei ha postato sui social l’immagine dei suoi tifosi in festa dopo la netta vittoria per 75 a 94 contro la squadra creata a tavolino in estate dall’imprenditore italo-americano Paul Matiasic: “Questo non si può comprare”. Una non tanto velata allusione al fatto che per avere una squadra nella massima serie italiana, Matiasic ha acquistato direttamente il titolo di Brescia. E sono parole che raccontano un po’ quanto accaduto all’esordio della Maxima. Esordio annunciato, organizzato e vissuto più come un evento che come una partita di pallacanestro.
Ai cancelli del Palaeur, palazzetto che un tempo - per la mente dei romani troppo remoto - accoglieva la Virtus Roma, si vede subito che il pubblico non è di quelli di nicchia. In coda ci sono i ragazzi delle giovanili, distinguibili perché tutti in maglietta con l’elmo giallo, ma oltre al tifo specializzato si vedono in giro anche famiglie con le magliette di Soulé e Candela, due giocatori certo della Roma, ma di calcio, e persone il cui abbigliamento denota una scarsa frequentazione dei palazzetti italiani. Si vede però che la campagna mediatica ha portato i suoi frutti e Matiasic è riuscito nell’intento di riportare l’attenzione a uno sport che in Italia non ne ha avuta poi molta. I dati ufficiali confermano che gli spettatori presenti erano 6.324, un numero che in Serie A non si vede molto spesso, anche perché sono gli stessi palazzetti a non permetterlo. Per questo motivo al Palaeur sono stati costretti ad aprire anche il terzo anello. La presenza di un pubblico così eterogeneo però ha avuto inevitabili conseguenze sul tifo. Durante il riscaldamento, lo speaker ha provato a movimentare un po’ la situazione e ha dato anche il via a quello che dovrebbe essere l’incitamento principale scandendo in sillabe “Maxima”, provando così a creare fin da subito un’identità tra tifosi e squadra, ma dopo pochi secondi il coro si è spento e durante la partita non si è mai levato in maniera spontanea.
Questo perché il senso di appartenenza non si crea dal nulla. Questa era la prima partita ufficiale della Maxima e molta gente conosceva i giocatori soltanto di fama, come per esempio Miro Bilan, un veterano con un passato tra Sassari e Brescia, e John Brown III, ricordato in Italia soprattutto per i due anni a Brindisi. E si è visto che come i tifosi anche la squadra, allenata da Matteo Cotelli, stia cercando di trovare i suoi punti di riferimento. Oltre a Bilan e John Brown III, si sono messi in mostra anche l’americano di origine bosniaca Mirza Alibegović e Aaron Shawn Holiday, fratello del più famoso Jrue Randall che ha vinto l’anello Nba con i Boston Celtics nel 2024.
Ieri sera sul campo non c’è mai stata storia. La Maxima ha dovuto sempre inseguire il Napoli, che in estate ha alzato la competitività della sua rosa ingaggiando il trio italiano Spissu, Petruccelli e Caruso. Già alla fine del terzo quarto la partita per la Roma era indirizzata verso la sconfitta, tanto che negli ultimi minuti di gioco si intravedeva già qualcuno tra il pubblico che si alzava per evitare di restare impantanato nel traffico.
Vincere contro Napoli non era un’impresa facile, specialmente per una squadra appena assemblata. Ma, al netto dei punti persi per la classifica, la vittoria sarebbe stata importante anche perché il giorno prima l’altra squadra della Capitale, la Basketball Club Roma messa su dal cestista sloveno Luka Doncic sempre in estate, aveva perso contro contro Treviso. Un risultato diverso ieri al Palaeur sarebbe stata certamente la miccia giusta per far nascere una rivalità tra i tifosi, e a sua volta rinforzare il legame con la squadra, come accade per esempio quando si affrontano Lazio e Roma sul campo da calcio. Ma per far sì che tutto questo succeda non basta comprare il titolo di Brescia, acquistare giocatori e creare intrattenimento con esibizioni danzanti, giochi di luci che fanno sembrare che dal parquet escano delle fiamme e una musica che richiama la colonna sonora del Gladiatore. Serve il tempo. Il tempo per far sì che qualcuno si identifichi con la squadra al punto da essere disposto ad andare in trasferta, in un palazzetto con 6.324 tifosi avversari e non smettere mai di intonare cori per i suoi giocatori. Tanto da far sembrare i tifosi di casa dei tifosi in trasferta.